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Wakanda, la città ideale proiettata al futuro e legata alla tradizione

Wakanda, la città ideale proiettata al futuro e legata alla tradizione

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Vincitore del premio Oscar alla miglior scenografia Black Panther ha fatto parlare di sé per le sue trovate urbanistiche. Il Wakanda, uno stato all’avanguardia tecnologica, rimasto isolato dal resto del mondo ha sviluppato un’identità architettonica unica: futuristica e tradizionale al tempo stesso. Lanciati verso il futuro grazie a illimitati giacimenti di un metallo che sembra in grado di risolvere ogni problema, i wakandiani vivono in una città pedonale, con un’ottima rete di trasporti pubblici: piccoli shuttle e treni a levitazione magnetica ad alta velocità, aree verdi e grattacieli. Un’utopia che a detta di Brent Toderian manca solo delle biciclette. In Wakanda c’è tutto, sempre secondo Toderiam, dall’urbanismo su grande scala, all’edifico a scala umana, si percepisce che la città è densamente popolata, ma non ci si sente oppressi.

Non sono solo l’ecosostenibilità e l’attenzione alla società a rendere il Wakanda la nuova utopia del futuro. Per gli edifici che compongono lo skyline della capitale, Hannah Beacher scenografa del lungometraggio, si è ispirata agli edifici di Zaha Hadid, per le loro curve e l’aspetto organico, senza però dimenticare la tradizione africana: negli interni ci sono decori tribali e nei grattacieli vediamo richiami alle capanne di paglia e alle piramidi del Mali. Non mancano giardini pensili e merce esposta sulle pareti lungo la strada come nei tradizionali mercati. 

Il Wakanda va avanti ma non dimentica: abiti (premio Oscar per i migliori costumi), armi e governo sono stettamente legati alla tradizione e ai riti. Le radici del film sono talmente profonde che l’impatto culturale e sociale in America è stato impressionante. 

Certo in Italia un combattimento rituale per la successione al trono e l’onore di avere i superpoteri della dea pantera, sarebbe poco credibile, ma come diceva Joseph Campbell l’occidente ha perso i suoi miti, sia stata la globalizzazzione o sia stato il più pubblicizzato mito americano, c’è un appiattimento in ogni campo, dall’architettura alla pizza con l’ananas a Napoli.

Se l’Italia fosse rimasta isolata dal resto del mondo come il Wakanda? (E avesse un metallo che risolve tutti i problemi) Come sarebbe lo skyline di Milano oggi? O di Roma? Magari avremmo grattacieli sormontati da cupole brunelleschiane di vetro e acciaio, un classicismo-futuristico. 

Qualcosa di simile già c’è e come il Wakanda è legato a tradizione e futuro ecosostenibile, il Viridarium Amphitheatrum Naturae, un parco a ricostruire i resti archeologici dell’anfiteatro romano di via de Amicis 17. I lavori per il Colosseo verde di Milano sono iniziati poco prima di Natale e con 105 alberi e  1700 metri quadri di siepi di bosco, ligustro e mirto, riqualificherà tutta questa zona strategica per gli itinerari della Milano romana. Tradizione ed ecosostebilità, viene da battersi i pugni sul petto e dire “Wakanda per sempre!”

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Viridarium Amphitheatrum Naturae, Area archeologica via De Amicis, Milano

 

Peccato che poco lontano dal non ancora realizzato Colosseo verde ci sia una situazione ben diversa. Lungo i Navigli di Milano i sempre più numerosi locali, con tavoli annessi, stanno facendo scomparire i tradizonali negozi di quartiere, dall’alimentari al laboratorio d’artista, dalla panetteria ai negozi di antiquariato di cui prima la via pullulava. Affitti sempre più alti provano i pochi temerari ancora stretti al proprio negozio e i residenti qualche giorno fa hanno detto addio all’ultima panetteria in zona Darsena.

 

Il Wakanda ci ricorda che non dobbiamo mai dimenticare la nostra tradizione e i nostri riti e questo insegnamento andrebbe ricordato da chi fa architettura e da chi la commissiona. Un edificio senza i suoi riti è, per usare le parole di Campbell, un bambino che non è più obbligato a mettere i pantaloni corti, senza l’onore di poter indossare i pantaloni lunghi come capirà di essere un uomo? Un edificio come capisce di essere diventato un’architettura?

 

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