Construction Worker Waves from Empire State Construction

The New New York Skyline. Manhattan continua a crescere… in altezza!

The New New York Skyline. Manhattan continua a crescere… in altezza!

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“The New New York Skyline” è il titolo di un’affascinante infografica interattiva (>nationalgeographic.com) realizzata per il National Geografic, che mostra come Manhattan è cresciuta negli ultimi 10 anni e come crescerà ancora, in altezza. Prima del 2004 i grattacieli più alti di 700 piedi (circa 200 metri) erano solo 28, sono 41 nel 2015, e saranno 75 entro i prossimi 5 anni. Un dato che fa riflettere e che rinnova l’eterna e affascinante sfida tecnologica e la più prosaica rendita immobiliare in una delle città più care ed ambite del mondo.

National Geografic propone una visione sintetica, elegante, molto efficace, forse un po’ celebrativa. Una visione che un po’ ci spiazza, abituati ad un’immagine un po’ polverosa di geografia, fatta di mappamondi e di documentari naturalistici.

Ma la geografia è scienza umana ben più evoluta e complessa e così ci lasciamo piacevolmente stupire dalla sua attenzione all’evoluzione della città contemporanea. Il National Geografic ci racconta di come stia cambiando lo skyline della città, di come i nuovi ed i futuri grattacieli mutano forma, diventano più sottili, come dita (finger buildings) e riescano a reinterpretare ancora una volta l’icona stessa del grattacielo, l’identità della città, il paesaggio, a reinventare forse uno stile.

Dopo i grattacieli decor dei primi del novecento, Crysler, Rockfeller center, Empire State building, aguzzi e a gradoni, dopo la stagione del movimento moderno, United Nation, Panam, Seagram building, le torri gemelle, monoliti di vetro e acciaio, dopo la stagione forse meno interessante del post-modern, AT&T Headquarters, con basi e coronamenti decorati, e dell’high tech degli anni ’90 e 2000, NY Times, con strutture e impianti a vista, New York sembra trovare nuovo slancio, una nuova via tutta newyorkese alla crescita verticale.

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La tragedia dell’11 settembre 2001, la crisi dei suprime, i top maneger che uscivano dai grattacieli con i loro effetti personali dopo i tracolli delle banche e delle società finanziarie, sono immagini che rimarranno indelebili e che racconteranno ai posteri la crisi di una città, la crisi dell’ottimismo e dell’infinito progresso. New York culla della cultura del grattacielo aveva già perso la sfida, i grattacieli più alti si costruivano in oriente prima e in medio oriente poi. New York intanto rifletteva su come ricucire la dolorosa ferita di Ground Zero.

Ma New York non si è fermata e il National Geografic ce lo ha dimostrato in modo evidente. Forse c’è un’altra sfida, una competizione globale fra metropoli, che non si basa più o non solo sull’altezza dei propri edifici, ma su i prezzi di vendita, specchio dell’attrattività, dell’esclusività, sulla qualità dell’architettura, sul lusso. Allora New York può ancora competere e vincere su Shanghai, Dubai, Singapore.

Infografica National Geographic

I nuovi grattacieli sono più spesso residenze di lusso che uffici, e questo è un segno. Si va all’incasso di una rendita di posizione che si è costruita nell’ultimo secolo, a downtown Manhattan e a Midtown attorno a Central Park.

Gli oltre 100 milioni di dollari di prezzo di vendita del super attico progettato da Christian de Portzamparc nel complesso One57 sono il segno di un’epoca. La Billionaires’ Row, attorno alla 57esima strada, fatta di nuovi grattacieli residenziali vista Central Park, è il nuovo simbolo di questa città, dove chi abita sotto il ventesimo piano non gode dello stesso paesaggio, e la vista, si sa, vale.

 

Cover a lato | 13 Sep 1930. La costruzione della struttura dell’Empire State Building. Ph. Bettmann/CORBIS

 

 

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