Pablo Escobar, l’urbanista che non ti aspetti?

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“Pablo Escobar è morto da vent’anni, ma in Europa la gente ancora non lo sa”. Narcos, la serie di Netflix dedicata al narcotrafficante, non aiuta a sradicare il pregiudizio di una Colombia vista sempre e soltanto come paese in cui il traffico di droga regna indisturbato. Mentre inizia la terza stagione della serie, vale forse la pena di complicare un po’ le cose raccontando un lato poco conosciuto del narcotrafficante più famoso al mondo: Pablo Escobar come urbanista, o quasi.

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E se Gomorra desse una nuova speranza alla periferia?

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E se Gomorra ridesse speranza alle periferie? Penso a questa provocazione poco dopo aver terminato la seconda stagione della celebratissima e criticatissima serie di Sky, che a un grande successo di pubblico ha fatto seguire un altrettanto vivace dibattito sul racconto che viene fatto della camorra. Da una parte, gli entusiasti per una serie ben fatta che (finalmente) riesce ad uscire dai confini di casa nostra; dall’altra, i perplessi per un racconto a tinte forti, che sceglie di raccontare la camorra puntando sulla violenza e con un male totalizzante.

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SILO 468 | Interactive light art

Il progetto SILO 468 dello studio con base a Madrid, Lighting Design Studio (LDC) è una conversione di un silos, utilizzato precedentemente per il riposo dell’olio in un’opera d’arte e uno spazio pubblico. L’ex silos è in riva al mare di fronte al centro storico della città di Helsinki in Finlandia. I venti dominanti, ben noti ai residenti, sono fortemente presenti. La luce naturale, il vento e il movimento della luce sull’acqua hanno dettato le basi del progetto illuminazione. Le pareti esterne sono state perforate con 2.012 fori con riferimento a “Helsinki Capitale Mondiale del Design 2012”. 1.280 cupole LED a 2700K bianchi sono montati all’interno del silo dietro i ritagli e visibili da diversi chilometri di distanza.

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ph. Tuomas Uusheimo

L’illuminazione è il primo passo di un progetto ben più ampio di riqualificazione urbana: attirare l’attenzione dei turisti verso il quartiere e crea un punto di riferimento per cittadini e visitatori. Attraverso lo studio della luce naturale e l’uso di quella artificiale è stato progettato uno spazio civico a disposizione di tutti i cittadini.

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ph. Tuomas Uusheimo

L’interno è verniciato con un rosso intenso così la luce del giorno che filtra attraverso il modello ricrea atmosfere simili a quelle orginarie con la ruggine sulle pareti. Nella parte Nord non ci sono perforazioni ma 450 specchi in acciaio mossi dal vento. Con la luce del sole SILO 468 sembra brillare e scintillare come la superficie della griglia bianca di LED.

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ph. Hannu Iso-oja

Il collettivo madrileno ha sviluppato un software su misura che si aggiorna ogni 5 minuti e, utilizzando swarm intelligence, modula intensità e cicli on/off, in base a velocità del vento, direzione, temperatura, giorno, notte.

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ph. Tapio Rosenius

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Verdemare

L’intervento dell’architetto Giuseppe Tortato, si pone l’obiettivo di riqualificare l’aria di Trieste prima occupata dalla succursale della F.I.A.T. recuperandone così la natura residenziale. Questa porzione urbana storicamente era occupata da residenze nobiliari, tra le quali spicca la settecentesca villa Murat con il suo vasto parco.

Nel cuore di un polmone verde urbano di 10.000 mq, abitare VERDEMARE significa scegliere di vivere in città ma allo stesso tempo immersi nella natura a un passo del mare, dal centro storico e da piazza dell’Unità d’Italia. Il complesso residenziale rigenera e restituisce a Trieste una porzione di territorio urbano, offrendo uno sguardo privilegiato sulla città tramite un intervento rispettoso dell’ambiente.

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Particolare attenzione è stata dedicata alla definizione dell’involucro dei corpi di fabbrica. L’intento è quello di cogliere la dinamicità e l’armonia di una città affacciata sul mare , per questo sono state progettate  lunghe balconate che lambiscono tutti gli edifici con un sistema tecnologico innovativo. I parapetti delle terrazze, infatti, sono sistemi prefabbricati ad alte prestazioni, in pietra fusa e lamiera forata o vetro. La pietra fusa è un cemento tipo TX Active® studiato da Italcementi per il gruppo Styl-Comp (fornitore per il Padiglione Italiano a Expo 2015) con principio attivo foto-catalitico in grado di abbattere gli inquinamenti organici ed inorganici presenti nell’aria, ha inoltre una finitura autopulente e brillante che conferisce al materiale un riflesso luminoso e madreperlaceo. Le porzioni di parapetto sono intervallate da fasce di lamiera forata che alleggeriscono sia strutturalmente che visivamente il sistema di balconate. I due elementi accostati in una composizione specifica per ogni piano, generano movimento e leggerezza.  Queste caratteristiche si rafforzano con il naturale chiaro scuro proprio degli aggetti e dall’attenta ricerca fatta sulla forometria. Le aperture, infatti, si sviluppano su una griglia senza mai replicare il passo del pieno e del vuoto e sono incorniciare da infissi montati a filo su un sottile telaio.

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La copertura interamente realizzata in pannelli prefabbricati in zinco, è parte integrante di questo sistema dinamico. Gli elementi che la compongono si rifanno alla tradizione artigianale dei tetti in lamiera. La stessa linea di colmo varia in maniera misurata le sue altezze, così da legarsi al costruito esistente. L’architetto Giuseppe Tortato ha poi posto grande attenzione alla ricerca cromatica. Tramite il rilievo delle facciate storiche di piazza dell’Unità d’Italia, è stata scelta una palette di colori che dal grigio più scuro della copertura passa ad un grigio più chiaro dei tamponamenti fino al bianco dei terrazzi.

Nella progettazione delle due aree verdi, in collaborazione con l’Arch. Margherita Brianza – P’ARC NOUVEAU – si replica il principio del movimento e dell’armonia generato dalle lunghe fasce dei balconi, tramite un sistema alternato di strisce verdi e pavimentate che si sviluppano su diversi piani. VERDEMARE è anche frutto della volontà di impiegare tecnologie avanzate per raggiungere standard residenziali qualitativamente elevati. Ogni scelta progettuale è finalizzata all’ottenimento del massimo rendimento energetico, coordinando sapientemente progettazione architettonica ed impiantistica. Tutto questo fa si che gli alloggi appartengano esclusivamente alle  Classi Energetiche A e A+

giuseppetortato.it

styl-comp.it

ASPHALT#1 – Urban Biennale

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Ridefinire un “atteggiamento” vis-a-vis della città, piuttosto che nascondere i difetti e le debolezze urbanistiche, cogliere l’occasione per trasformarle in punti di forza, contribuire, attraverso la proliferazione di interventi artistici, ad una riappropriazione della città e ad un vero e proprio rimodellamento urbano, trovare un modo originale per presentare il lavoro di arte urbana di artisti internazionali.Read More

Superkilen: urban rehab in Copenhagen

A strongly international quarter of the Copenhagen neighbour is revitalized using open space as a physical framework. This space is to be propelled beyond its current role as a mono-functional transit area into being innovative and dense with synchronicities.
A black square, a red square and a green park are the matrix of dialogue among the different culture living in Superkilen.

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As part of this dialogue, the design reattributes an essential motif from garden-history. In the garden, the translocation of an ideal, the reproduction of a another place, of a far off landscape, is a common theme through time. Where the historic Chinese garden features miniature rock formations of famous mountain ranges, the Japanese zen garden abstracts the sea into waves of gravel. The historic gardens in Florence or Versailles are loaden with allegorical depictions and the historic English landscape garden showcases replications of Greek ruins.

In Superkilen this theme finds a contemporary urban form: the global, universal garden. Here, the transfer of significative elements from other places and cultures reflects the multi-ethnic structure of the neighborhood and activates it. In many months of workshops and conversations with residents and local associations the creativity and fantasy of the quarter has been mobilized. Civic participation has been developed as a motor for the design principle of multitude.

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Round benches, fountains, lamps, fitness equipment and sundry more now projects Superkilen’s diversity and international personality onto the matrix of a versatile neighborhood park.

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The light advertisements from many countries on the red square are probably the most obvious markers of this cultural transfer. The imported advertisement alienates the place in an almost theatrical way. The commmercial objects, all begging for attention, actually fall short of their culturally specific target group. In the process, however, they become ambassadors and activists of a global urban culture. The synchronously staged repertoire of advertisements illuminates and mobilizes the neighborhood’s international character in times of information and communication. Meanwhile, the flashing neon advertisement for a Japanese pachinko parlour surprises and astonishes as much as historic chinoseries in a landscape garden, while telephone cells from Latinamerica create the flicker of an illusion of a beach promenade.

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Location: Norrebro, Copenhagen (Denmark)
Client: Realdania and the Community of Copenhagen
Size: 27.000 m2
Prize: 1st Prize
Project: Topotek (Berlin), B.I.G. Architects (Copenhagen), Superflex (Copenhagen), HELP Kommunikation, Heine Petersen

 

 

 

Wuppertal: il ponte di Lego

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E’ dello street artist Martin Heuwold l’intervento di trasformazione di un banalissimo ponte cittadino a Wuppertal in un enorme impalcato di Lego. Grazie al supporto della municipalità e di alcuni costruttori MEGX (questo l’alias professionale di Heuwold) ha dato libero sfogo al colore sulle banali superfici in calcestruzzo.Read More

David and Hammond win Vincent Scully Prize

The National Building Museum has awarded its 15th Vincent Scully Prize to Joshua David and Robert Hammond, co-founders of New York City’s High Line. The pair formed the community-based nonprofit Friends of the High Line in 1999 to advocate for the High Line’s preservation and to maintain the structure as an elevated public park.
The original elevated line was constructed in the 1930s to lift freight traffic above the streets of Manhattan, and the last train ran in 1980. In 2004, the design team was selected for its renewal project. James Corner Field Operations, a landscape architecture firm, and Diller Scofidio + Renfro, an architecture firm, joined experts in horticulture, engineering, security, maintenance, art, and other fields, to realize what is now one of New York’s most celebrated public spaces.
According to the press release, the prize recognizes David and Hammond for “their work in creating one of the most successful urban revitalization projects to date. Under their leadership, the High Line has become an international model for other reuse projects and community activism. Since its first section opened in 2009, the High Line has served as a catalyst for the re-development of Manhattan’s West Side and has prompted more than $2 billion in investment in the neighborhood.”
David and Hammond will accept the prize on Sept. 30 at the National Building Museum.

via ARCHITECT [the magazine of the american institute of architects]

www.thehighline.org

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