Urbanistica e reggaeton

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Per capire come progettare spazi pubblici in città, dovremmo ascoltare tutti Despacito. Lo leggo su un blog messicano, incappando in un post che parla del “reggaeton che fa buona urbanistica”. Lo stile musicale nato a Puerto Rico, mescolando reggae, hip hop e ritmi caraibici, non è soltanto in grado di far ballare mezzo mondo con il suo ritmo inconfondibile: nei video delle sue canzoni infatti passano messaggi degni di un manuale di architettura.Read More

È più importante il quadro o la cornice? Paradossi e pensieri sull’arte “fuori luogo”

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Ha valore un’opera se la togliamo al suo naturale contesto? Ogni volta che qualcuno prova a proporre espressioni artistiche “fuori contesto”, il virtuosismo di un violino classico in una stazione (come l’esperimento de La Lettura, con Carlo Maria Parazzoli che suona Bach), la recita di capolavori della poesia per strada (Percorsi diVersi, sempre organizzato a Milano dalla Fondazione Corriere della sera e La lettura), pezzi di teatro in un parco urbano, la domanda è lecita. Perché per quanto sia nobile provare a portare l’arte fuori dai teatri e dai musei, dalle scuole e dai libri, tuttavia di solito, i risultati sono modesti. Le persone paiono frettolose e distratte, e, salvo eccezioni, per nulla disponibili ad attardarsi.

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Donne. Una presenza visibile nello spazio pubblico

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Ci accorgiamo delle cose importanti, delle nostre libertà, delle nostre conquiste quando rischiano di venire a mancare. Come camminare sole nello spazio pubblico, anche di notte, sentirci sicure mentre prendiamo un mezzo pubblico, attardarci a parlare per strada con le amiche, prendere la parola in pubblico nel rispetto di essere ascoltate. Per questo siamo stati così colpiti dai fatti di Colonia e di Monaco, dove nella notte di San Silvestro i corpi delle giovani donne sono diventati, improvvisamente, oggetto di attenzione e sopruso e l’integrità dei corpi minacciata da mani importune, sguardi torbidi, parole indecenti.Read More