Pronta la nuova sede di Fondazione Feltrinelli di Herzog & de Meuron a Milano

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Domani [13 dicembre] apre al pubblico la sede di viale Pasubio 5 della Fondazione Feltrinelli, un nuovo edificio completamente trasparente progettato dallo studio Herzog & de Meuron per la casa editrice Feltrinelli e la Fondazione Feltrinelli nel quartiere di Porta Volta a Milano. L’opera, in linea con il progetto di riqualificazione di tutta l’area tra Porta Nuova e Porta Volta, prevede la realizzazione di 2.700 mq distribuiti su cinque piani in un edificio che nella forma vuole rievocare l’architettura urbana della città di Milano e il profilo delle cascine della campagna lombarda. Read More

Le superfici curve in vetro a colori vivaci nel progetto dello Studio Urquiola

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L’estrema pulizia estetica, ottenuta attraverso l’uso di profili in alluminio estruso, è la caratteristica principale del sistema di pareti Duo. Per la prima volta è stato introdotto l’uso del colore nel prodotto di Nordwall International che, grazie all’uniformità della superficie vetrata si presta all’utilizzo di molteplici materiali decorativi e film senza soluzione di continuità. Capace di interpretare stili progettuali diversi, grazie alla sua versatilità, viene presentata per la prima volta nella sua versione colorata.

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Un’altra torre nello skyline di Milano. Il grattacielo di UnipolSai a Porta Nuova.

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Un’altezza di quasi 120 metri per una superficie totale di 31.000 mq. E’ la nuova torre UnipolSai, progettata da Mario Cucinella Architects per ospitare spazi commerciali, auditorium e gli uffici dell’headquarters milanese della compagnia assicurativa. In acciaio, legno e vetro, la torre si sviluppa su 23 piani fuori terra e 3 interrati. La copertura è una serra-giardino panoramica con un’area dedicata ad ospitare eventi pubblici e culturali.

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Le sfere di vetro del Padiglione Azerbaigian per Expo

Il Padiglione Azerbaigian, nazione che per la prima volta partecipa all’Esposizione Universale, ha stupito il pubblico con un’architettura composta da sfere che rappresentano la biodiversità e la cultura di un Paese in cui diversi elementi convivono insieme.

Ideato, progettato e realizzato da Simmetrico, network italiano di creativi, project manager ed esperti in tecnologie multimediali, in collaborazione con lo studio di architettura Arassociati, i progettisti strutturali di iDeas e lo studio di architettura del paesaggio AG&P, il padiglione è stato realizzato attingendo ai materiali tradizionali dell’Azerbaigian, come il legno, lavorato in modo innovativo, e abbinato a materiali universali come il vetro e il metallo.

Per la realizzazione di questa struttura è stato scelto il vetro Planibel Linea Azzurra di AGC Glass Europe, che è stato utilizzato per le sfere, le parti piane della facciata e i parapetti interni. Prodotto esclusivamente in Italia, nello stabilimento AGC di Cuneo, questo vetro speciale chiaro è caratterizzato da un aspetto leggermente azzurrato ed è particolarmente adatto per grandi superfici vetrate e per un uso nell’architettura più raffinata. La notevole facilità con cui può essere tagliato, molato, temperato, curvato e stratificato, inoltre, lo rendono una soluzione ideale per essere utilizzata con sicurezza e versatilità anche in progetti complessi.

 

Nelle immagini, il padiglione l’Azerbaigian a Expo Milano 2015, ha stupito il pubblico con un’architettura composta da tre enormi sfere incastonate come gioielli, che rappresentano la biodiversità e la cultura di un Paese in cui diversi elementi convivono insieme. Protagonista di questo padiglione il vetro AGC, che è stato utilizzato per le sfere, le parti piane della facciata, i parapetti interni e il pavimento della struttura. Il Padiglione è stato ideato da da Simmetrico, in collaborazione con lo studio di architettura Arassociati, i progettisti strutturali di iDeas e lo studio di architettura del paesaggio AG&P

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L’Università Aperta. Politecnico di Milano, Polo Territoriale di Lecco

La sede di Lecco del Politecnico di Milano, nasce le 1989 per rispondere alla volontà dell’ateneo di essere presente e vicino alle realtà produttive nei territori di riferimento e alla richiesta dell’area lecchese, ricca di industrie e operatività, di avere un centro di ricerca per lo sviluppo competitivo.

Iniziato nel 2011 e recentemente concluso, il campus universitario progettato dallo Studio Paolo Bodega Architettura è una struttura in stile anglosassone e si pone fisicamente e ideologicamente come Università Aperta.

Sorto sul sedime dismesso dell’ospedale, vicino al centro storico e urbano, è caratterizzato da un’apertura verso nuove forme d’uso e di relazione realizzate attraverso un sistema di aree aperte e chiuse accessibili a chiunque, che esaltano il concetto di continuità urbana.

L’immagine dell’edificio, realizzato da Colombo Costruzioni, viene percepita per la sua leggerezza e trasparenza dovute ai materiali usati, ovvero alluminio, acciaio e vetro e al colore utilizzato per tingere gli involucri, il bianco RAL 9016, quello della carta da disegno.

 

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Chapeau Fashion Store

Inside the store you pass through a sequence of scenes beginning with the access, dominated by two large LED screens. The next scene is defined by long pieces that emerge from the walls, then you find the counters of stone volumes that start from the ground and are a connecting space between male and female areas. At the end the spaces join again in a high background topped by a skylight
that floods the interior of the store with natural light.

The formal language defined by the basic geometries of solid, plane and line, materializes with glass, mirrors, stones and metals in white, gray and black tones to achieve the ideal atmosphere for exhibiting the highest quality product in an attractive play of reflections, shadows and lights.

Stazione ferroviaria di Delft, Olanda

Lo scorso sabato 28 febbraio, dopo 6 anni dall’annuncio del progetto, la nuova stazione ferroviaria di Delft, firmata Mecanoo Architecten, ha aperto i battenti al pubblico.

Il creative director di Mecanoo, Francine Houben, ha definito l’arrivo nella cittadina olandese “un’esperienza indimenticabile”, grazie al nuovo landmark urbano, all’uscita del quale la vista si apre sulla vecchia stazione. Il tunnel del nuovo tratto, infatti, sostituisce il viadotto in calcestruzzo, che divideva la città in due parti dal 1965.

Il soffitto della nuova stazione ferroviaria è caratterizzato da una fitta sequenza di strisce ondulate su cui è riportata la riproduzione della topografia della città di Guglielmo d’Orange, un chiaro riferimento alla tradizionale maiolica bianca e azzurra, prodotta nel XVII e nel XVIII secolo, che rappresenta il carattere identitario di Delft.
Il progetto non ha una facciata principale ma la costruzione, in vetro anche al piano terra, facilita una reale connessione tra ciò che sta dentro e ciò che sta fuori.
L’edificio ospita pannelli solari sul tetto che sono in grado di generare una percentuale minima del 20% del fabbisogno energetico dell’edificio.

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AGC Technovation Centre

Concepito come vetrina del settore R&S, l’AGC Technovation Centre, progettato dallo studio Assar Architects, è destinato a diventare il centro di eccellenza mondiale per la ricerca nell’ambito del vetro architettonico del gruppo AGC. L’edificio riunisce circa 250 tra ricercatori, tecnici ed ingegneri impegnati a sviluppare e migliorare nuove tipologie di vetro, destinate ai settori dell’automotive e dell’edilizia.

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All’interno del nuovo centro, AGC mette a disposizione un’infrastruttura all’avanguardia in cui la gestione degli spazi (uffici, laboratori e unità semi-industriali) è concepita per favorire la comunicazione all’interno e fra le diverse equipe presenti nel sito. Oltre alla vicinanza delle unità di produzione del Gruppo, la struttura si trova nel cuore di un parco tecnologico (Aéropôle de Gosselies), beneficiando così di un’area ricca di industrie, laboratori e università, ideale per attrarre ricercatori da tutto il mondo e sviluppare sinergie connesse all’open innovation.

 

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Città delle culture

Il concorso per l’assegnazione del progetto, bandito dall’allora assessore a Cultura e Musei Salvatore Carrubba con il direttore centrale Alessandra Mottola Molfino, premia David Chipperfield, stimando la proposta dell’architetto di fama internazionale la soluzione che “meglio risolve il rapporto tra nuovo e vecchio, senza dissonanze, ricercando i propri valori in un non facile contesto”. L’idea del progettista è in sostanza quella di recuperare la lunga cortina edilizia su via Tortona, dentro la quale ricavare con disposizione sequenziale gli spazi destinati al Museo archeologico, al Casva, al Laboratorio di marionette Colla e alla Scuola di cinema, con un colonnato in cemento aperto verso il lato interno e di costruire invece una parte nuova da dedicare al centro delle culture extraeuropee. Questo nuovo volume nasce per essere la vera e propria immagine distintiva dell’intero intervento, un grande corpo ondulato, polilobato, assolutamente in contatto diretto con la luce.

Un nuovo spazio destinato a tutte le culture contemporanee: sarà il cuore pulsante di un anello di edifici industriali riconvertiti.

L’edificio si mostra sostanzialmente fedele al progetto iniziale imperniato sulla ricerca di leggerezza dell’originaria imponenza del lotto attraverso la creazione del corpo centrale caratterizzato, in opposizione all’esterno dell’edificio senza aperture, dall’atrio completamente vetrato messo in opera con una particolare forma organica con sagoma ondulata, a riprendere il concetto di piazza coperta, attorno alla quale si apriranno le sale espositive di tagli diversi e modificabili in modo flessibile. Il volume, costruito in vetro acidato con superfici paraboliche, fungerà da lanterna per la città nelle ore serali. Costretta su tutti i lati da edifici e strutture nate nel tempo per necessità lavorative senza un previo studio urbanistico, l’architettura gioca sull’introspezione, filtrando lo sguardo del fruitore attraverso il contrasto tra linee e curve, le prime a protezione delle seconde, centrando il tema comunicativo sull’introflessione, sul raccoglimento quasi meditativo.

All’esterno dunque la struttura si può leggere come un allineamento di stereometrie squadrate interamente rivestite in zinco-titanio, atto di riverenza nei confronti del contesto industriale dell’Ansaldo. Questi corpi spigolosi e rigidi circondano, quasi a proteggerlo, il cuore dell’intervento, che pare sbocciare con linee di luce che disegnano la struttura quadrilobata dell’atrio di vetro opalescente. Un cristallo di luce, inaspettatamente flessuoso e dagli ampi respiri, introduce le retrostanti sezioni del museo, organizzate in cluster di sale rettangolari adiacenti che si susseguono in ordine gerarchico di grandezza, studiate per dare la possibilità di scegliere chiusure selettive degli ambienti e assecondare la rotazione delle collezioni a museo aperto, tutto ciò mantenendo la filosofia della continuità del percorso del visitatore.

A occuparsi dell’atrio centrale, delle facciate e di tutto l’involucro in generale Stahlbau Pichler con un team di ingegneri e tecnici impegnati su un progetto ambizioso, ma allo stesso tempo davvero appagante.

Saliti nel cuore del progetto quindi, si emerge in questo alto e luminoso corpo di vetro opaco, una sorta di fiore dalle forme fluide e accoglienti, snodo dei percorsi che di qui portano all’auditorium, agli spazi per le esposizioni temporanee, dove l’insolita altezza è illuminata dalla luce zenitale, intercettata da lucernari in copertura e integrata da lampade a regolazione automatica. Sempre partendo da quest’anima centrale è possibile recarsi ad altre sale destinate a ospitare piccoli nuclei delle raccolte etnografiche, pensati per instaurare di volta in volta un dialogo con le mostre di contemporanea che si terranno nelle aule contigue. All’ultimo piano, il bar e il ristorante, anch’essi vetrati e quindi pieni di luce.

La grande piazza interna in vetro sagomato, che definisce la sorgente dell’intero volume e s’innalza a lanterna polilobata dal centro dell’edificio, è l’unica forma organica del progetto ed è pensata per dare vita ad un ambiente protetto visibile dall’esterno, una vera e propria linea di demarcazione e definizione dell’introflessione che accomuna l’opera, la città ed il visitatore. La centralità di questo elemento unita alla refrattarietà visiva delle superfici esterne, rimanda all’introflessione dell’architettura della tradizione milanese, superando ogni inciampo nell’autoreferenzialità.

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ph. Oskar Dariz

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ph. Oskar Dariz