Il padiglione di Coca-Cola a Expo diventa un campo da basket coperto per Milano

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Collocato nel quartiere periferico di Famagosta, il campo si aggiunge ai 120 campi pubblici della città. L’idea di una seconda vita del padiglione era già nel concept iniziale di progetto dello Studio Peia Associati, proseguito con la precisa esecuzione di un edificio semplice, ma sofisticato, già pensato per essere poi smantellato e ricostruito.Read More

Le sfere di vetro del Padiglione Azerbaigian per Expo

Il Padiglione Azerbaigian, nazione che per la prima volta partecipa all’Esposizione Universale, ha stupito il pubblico con un’architettura composta da sfere che rappresentano la biodiversità e la cultura di un Paese in cui diversi elementi convivono insieme.

Ideato, progettato e realizzato da Simmetrico, network italiano di creativi, project manager ed esperti in tecnologie multimediali, in collaborazione con lo studio di architettura Arassociati, i progettisti strutturali di iDeas e lo studio di architettura del paesaggio AG&P, il padiglione è stato realizzato attingendo ai materiali tradizionali dell’Azerbaigian, come il legno, lavorato in modo innovativo, e abbinato a materiali universali come il vetro e il metallo.

Per la realizzazione di questa struttura è stato scelto il vetro Planibel Linea Azzurra di AGC Glass Europe, che è stato utilizzato per le sfere, le parti piane della facciata e i parapetti interni. Prodotto esclusivamente in Italia, nello stabilimento AGC di Cuneo, questo vetro speciale chiaro è caratterizzato da un aspetto leggermente azzurrato ed è particolarmente adatto per grandi superfici vetrate e per un uso nell’architettura più raffinata. La notevole facilità con cui può essere tagliato, molato, temperato, curvato e stratificato, inoltre, lo rendono una soluzione ideale per essere utilizzata con sicurezza e versatilità anche in progetti complessi.

 

Nelle immagini, il padiglione l’Azerbaigian a Expo Milano 2015, ha stupito il pubblico con un’architettura composta da tre enormi sfere incastonate come gioielli, che rappresentano la biodiversità e la cultura di un Paese in cui diversi elementi convivono insieme. Protagonista di questo padiglione il vetro AGC, che è stato utilizzato per le sfere, le parti piane della facciata, i parapetti interni e il pavimento della struttura. Il Padiglione è stato ideato da da Simmetrico, in collaborazione con lo studio di architettura Arassociati, i progettisti strutturali di iDeas e lo studio di architettura del paesaggio AG&P

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La Fattoria Globale 2.0 di Enzo Eusebi

Il padiglione nasce su un lotto di 600mq nell’area Nord Est 12 della fiera. Uno spazio in grado di raccontare ai visitatori come l’agricoltura e il ciclo della produzione del cibo richieda oggi competenze digitali e tecnologiche specifiche.

Il concept dell’architetto Enzo Eusebi, che ha curato anche la direzione artistica, per WAA e CONAF non è un semplice tentativo di rivisitare in chiave tecnologica l’architettura rurale che siamo abituati a vedere, nelle sue diverse morfologie edilizie, in ogni campagna del mondo. L’obiettivo della fattoria Globale 2.0, per com’è stata concepita e realizzata da Eusebi, è quello di superare la pura dimensione estetica per esprimere metodi, logiche produttive e organizzative assolutamente nuove. Il Padiglione, completamente privo di cemento, è stato realizzato con legno italiano – per il risparmio nelle emissioni di gas inquinanti e pareti in sughero naturale, una volta smontato, diventerà una mostra itinerante per la promozione della riflessione sull’alimentazione anche dopo il termine dell’Esposizione Universale.

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Il padiglione, che si estende su una superficie di oltre 500mq, è stato pensato dall’architetto Enzo Eusebi (NOTHING STUDIO), il primo architetto a lavorare con gli agronomi, per essere versatile. I visitatori sono accolti da un noce piantato a terra al centro dello spazio dove si trova il “Tavolo della Democrazia”, attorno a cui si svilupperanno tavole rotonde e dibattiti. La polivalenza dello spazio nasce dall’esigenza di rendere il padiglione aperto al pubblico per eventi, mostre, convegni che nei prossimi sei mesi rappresenteranno diverse tipologie di “farm” presenti nei continenti. Verranno analizzate 24 case history ed 1 continente al mese, che andranno a comporre il puzzle della Fattoria Globale.

Il padiglione ha lo scopo di mostrare l’impatto dei diversi modelli produttivi sul paesaggio, sul territorio, sulle identità locali. Il tutto visto dalla prospettiva degli agronomi, la figura professionale che più di ogni altra è fondamentale per garantire il nutrimento del pianeta: sono 380 mila, infatti, gli agronomi che operano quotidianamente per progettare il cibo, ma anche per assistere le aziende sulla sicurezza alimentare e ambientale, organizzare il lavoro agricolo in modo da assicurare la disponibilità delle risorse nel tempo. A rappresentarli a livello globale la World Association of Agronomists.

La fattoria 2.0 diventa un vero e proprio laboratorio di idee e processi che mette in cortocircuito la chimica con l’economia, la tradizione con la genetica, il saper fare con la ricerca scientifica, la lentezza della natura con la velocità del digitale: per lavorare nel prossimo futuro tra terra e cielo occorrerà governare un inedito e affascinante crossing delle conoscenze.

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Il Padiglione è stato inaugurato il 14 maggio 2015, alla presenza del Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina, del Commissario Unico Expo 2015 Giuseppe Sala, del Presidente del CONAF Andrea Sisti, della Presidente mondiale degli agronomi Maria Cruz Diaz Alvarez e del progettista l’architetto Enzo Eusebi.

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CAMOUFLAGE 2.0. EXPO PROVA A NASCONDERE LA VERGOGNA. CI RIUSCIRA’?

Al tempo di Sant’Ambrogio a Milano si era deciso di prolungare il periodo del Carnevale per aspettare il ritorno del santo da un pellegrinaggio prima della quaresima o, come sembrano dire le versioni meno folkloristiche, perché a causa della peste era stato impossibile celebrarlo nel periodo canonico. A quanto pare ci hanno preso gusto. “A Milano c’è stata una bella pestilenza fra corruzioni, appalti truccati e lavori rallentati. Perché non ci consoliamo con una bella mascherata?”. Magari hanno pensato questo i grandi dirigenti di Expo, che per rallegrare le povere anime dei cittadini e (soprattutto) delle migliaia di turisti previsti hanno deciso di indire un bando per mascherare il cantiere, che a quanto pare è rimasto alquanto menomato da tutte queste turbolenze. Le purtroppo note vicende hanno lasciato i lavori ad uno stato terribilmente arretrato e di conseguenza, per rendere il sito presentabile all’apertura, è necessaria un’operazione di camouflage (che termine esotico, carnevalesco!) per celare con piante, setti, quinte e affini i vari buchi e ritardi di costruzione. Le parole rassicuranti del premier Renzi e del governatore Maroni avevano smentito la possibilità di simili scenari, i lavori erano ormai al 90% e di sicuro ce l’avremmo fatta, lo dicevano (e dicono ancora) anche gli operai. Però i silenzi e le riprese dei droni hanno mostrato un’altra verità. Ma Milano è la città della moda, sappiamo vestirci. E così si risolveranno tutti i nostri problemi, dei quali però il termine per la realizzazione dei vari padiglioni, fissato al 1 Agosto, dovrebbe farci capire l’entità. Ma anche la peste era grave, eppure Milano ce l’ha fatta, divertendosi anche! Divertiamoci quindi, sperando che non ritirino i coriandoli all’entrata.

 

di Lorenzo Secondin

 

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A pochi giorni dalla data inaugurale di Expo, le ormai super blindate porte del cantiere non lasciano più filtrare indiscrezioni sull’avanzamento dei lavori, il drone non filma più libero e indisturbato sui cieli del sito e i portavoce vari ed eventuali si limitano all’essere ‘fiduciosi’.  Ufficializzata la notizia dell’uscita del bando per ‘’External exhibition elements’’, ovvero quinte di camouflage (in parole povere, pezze per schermare l’occhio dall’incompiutezza di buona parte delle fabbriche), sarebbe forse lecito chiedersi quanto la messinscena reggerà di fronte all’occhio critico del mondo intero, che armato di profumati biglietti invaderà le strade della fiera aspettandosi il mondo delle meraviglie. Il mondo di Alice non è certo quello che, a telecamere spente, raccontano gli operai, i quali lavorano notte e giorno e in qualsiasi condizioni atmosferica, come con la pioggia, rea di rallentare ulteriormente gli avanzamenti. Come se la colpa fosse dell’ambiente, che rifiuta di farsi rappresentare nella fiera della vita. Forse dovevamo costruire uno stadio. La percezione attuale è quella di una apparente calma e fiducia sul baratro del fallimento,  ma sarà solo il taglio del nastro da parte del Presidente della Repubblica in data 1 Maggio a far sollevare il (o i) molteplici sipari.

 

di Martina Sorace ed Elia Sardina

 

 

Cosa riusciremo realmente a vedere nella giornata di apertura dell’Expo del primo maggio?

Il termine indicato per la conclusione della maggior parte dei padiglioni esteri sembra essere il primo agosto, ben tre mesi dopo l’effettiva apertura. Questo vuol dire che chi si presenterà all’Expo nei primi giorni si troverà davanti a cantieri ancora in corso? Ciò che ad oggi sappiamo è che nemmeno l’edificio più importante dell’Expo, Palazzo Italia, il padiglione del paese ospitante l’iniziativa, è ancora concluso. I lavori complessivi risultano ultimati solo in due aree su 24. Con l’80% dei lavori in ritardo, a 49 giorni prima dell’apertura, l’Italia è stata costretta a mettere in atto un espediente: un articolo uscito nelle ultime ore annuncia l’inizio di una gara d’appalto detta “camouflage” per mascherare le opere incompiute; la cifra è di 1 milione e 100 mila euro per “allestimenti di quinte di camouflage”. A causa dell’attuale stato di avanzamento dei lavori non avremo la possibilità di guardare queste strutture ma soltanto come queste sarebbero dovute essere. Questo vuol dire che coloro che erano più smaniosi di entrare nei primi giorni di Expo, aggirandosi nella zona destinata all’esposizione, si troveranno davanti non a grandiose opere in acciaio, legno e materiali all’avanguardia, come si aspettavano, ma a improvvisate “scenografie teatrali”. Come reagirà la gente? Si risolve il problema per chi pensava di non riuscire a visitarla tutta in un solo giorno. Torneremo tutti a settembre per poter vedere la vera expo!

 

di Federica Savini e Silvia Schianchi Betti

 

 

Il primo Maggio 2015 l’Italia si prepara ad accogliere milioni e milioni di visitatori giunti nel capoluogo lombardo per ammirare il grandioso complesso che ospiterà l’esposizione universale.
O forse no.
Forse gli ospiti saranno altrettanto estasiati nel vedere gli eleganti mascheramenti o le sfarzose scenografie teatrali o persino i raffinati scavi e le maestose fondazioni dei padiglioni esteri, che verranno ultimati a sole 13 settimane dalla data di apertura.
Questo per la geniale intuizioni dei luminari di Expo Spa che, il 13 Marzo, con largo anticipo di un mese e mezzo rispetto all’inaugurazione, hanno indetto un bando attraverso il quale si propone di decorare e abbellire le opere incompiute con sontuose installazioni verdi, e fastose coperture dal probabile valore di circa un milione e mezzo di euro.
L’idea viene ancora di più valorizzata dall’effetto sorpresa che i dirigenti Expo hanno deciso di generare nel visitatore attraverso l’interruzione dell’aggiornamento dello stato di avanzamento del cantiere.
Secondo i dati dell’efficiente “cruscotto lavori” risalente a due settimane fa, evidenzia il fatto che nonostante manchi il 45% dei lavori sia rimasto ancora il 20% del tempo.
Ottima strategia di marketing, ottima partenza.
Forse un po’ in retromarcia.

 

di Riccardo Salomoni e Nicolò Sciolti

 

Expo Gate

I due moduli realizzati in acciaio in 90 giorni di cantiere sono un perfetto esempio di nuovo nell’esistente, eseguito con i più alti criteri di sostenibilità e intelligenza costruttiva, attraverso un sistema reticolare dalle forme sobrie e pure.

Ideato dall’architetto Alessandro Scandurra di Scandurrastudio, Expo Gate ha l’obiettivo di riqualificare la zona pedonale antistante Piazza Castello, sviluppandosi attorno al concept di essere porta attraverso la quale entrare nell’esposizione universale del 2015. La struttura non solo rappresenterà il primo punto d’incontro, d’informazione e di condivisione per i milioni di visitatori che transiteranno durante la manifestazione, ma sarà anche luogo di accoglienza, intrattenimento e informazione culturale.

L’opera realizzata da Stahlbau Pichler Srl, Socia di Fondazione Promozione Acciaio, propone una piastra centrale, luogo d’incontro e di passaggio, completata dai due padiglioni laterali in acciaio e vetro. La principale caratteristica di Expo Gate è quella di essere un dispositivo trasformabile e adattabile mantenendo la propria forte identità e trovando connotazione nella trasparenza strutturale dei due grandi volumi reticolari, che ben s’inseriscono nel tessuto urbano circostante.

ph: Stalbau Pichler- F. Romano

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