Puzzle Facade

La città di Francoforte in contemporanea con Light+Building, la fiera biennale dedicata al settore illuminotecnico (la più importante a livello internazionale), organizza un festival dedicato alla luce: Luminale. Una festa per le vie, le piazze e le gallerie; quasi 200 installazioni realizzate da lighting designer e artisti; led, neon e nuove tecnologie per creare spettacolari atmosfere luminose.

Il progetto Puzzle Facade, realizzato in questa occasione da Javier Lloret, trasporta l’esperienza di risolvere un cubo di Rubik su scala urbana, trasformando la facciata dell’Ars Electronica in un gigantesco cubo di Rubik, invitando i passanti a impegnarsi con un’esperienza interattiva che si svolge nella città di Linz (Austria). Il giocatore interagisce con l’interfaccia a cubo appositamente progettata che contiene componenti elettronici per tenere traccia di rotazione e di orientamento. Questo software cambia le luci e i colori dei giganteschi quadrati della facciata.

Puzzle Facade from Javier Lloret on Vimeo.

archilight.it

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Impressionisti oggi

Jeremy Mann è un artista americano, Cleveland, laureato in Ohio con una laurea cum laude in  “Fine Art-Paiting”. Master con lode alla Accademy of Art University di San Francisco. Vivendo nel centro di San Francisco, dipinge le sue immediate vicinanze cittadine interiorizzandole.

Jeremy, pittore realista, dipinge su pannelli di legno con varie tecniche: macchia le superfici delle tele, asciuga le vernici con i solventi e applica materiale verniciante granuloso con un diffusore.

Nelle sue opere sembra quasi di intravedere le tonalità impressioniste con soggetti contemporanei, un chiaro esempio di come Manet, Degas, Cézanne o Renoir dipingerebbero le nostre città.

redrabbit7.com

in evidenza:”Times square lights” olio su pannello, 36×60 in

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“Hudson River Night”, olio su pannello, 48×48 in

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“Los Angeles”, olio su pannello, 48×48 in

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“Las Light of San Francisco”, olio su pannello, 48×48 in

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“San Francisco”, olio su pannello, 48×48 in

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“7th Ave. Night”, olio su pannello, 36×60 in

John Maeda sulla Leadership

Presidente della Rhode Island School of Design, John Maeda parla in modo divertente e affascinante della propria esperienza lavorativa nel campo dell’arte, del design e della tecnologia, e conclude con un’immagine della leadership creativa del futuro.

Dalston House

Internationally known for captivating, three-dimensional visual illusions, argentine artist Leandro Erlich has been commissioned by the Barbican to create Dalston House, an installation in Hackney. The work resembles a movie set, featuring the façade of a late nineteenth-century Victorian terraced house. The life-size façade lies on the ground with a mirrored surface positioned overhead at a 45-degree angle.

Una faccia per ogni casa distrutta

In previsione del Campionato Mondiale di Calcio del 2014 e dei Giochi Olimpici del 2016, la più antica favela di Rio de Janeiro è oggetto di un intervento di riqualificazione (da 65 milioni di dollari) che prevede anche un nuovo sistema dei trasporti e nuove strade.
Più di 800 abitazioni (circa un terzo di quelle esistenti) saranno demolite il che è motivo di forti tensioni sociali. Le procedure di espropriazione stanno infatti minando quel processo di pacificazione sociale che faticosamente negli anni era riuscito ad affrancare gli slum da un’antica storia di violenza.
Nell’ottobre del 2012 l’artista portoghese Vhils e il suo gruppo hanno trascorso un mese a Providencia per sviluppare un progetto di enorme impatto emotivo. I volti intensi di uomini e donne impressi su quei muri delle loro case che da lì a poco verranno demoliti.

 

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Melting Street, Pola

Interessante il lavoro di Elisa Vladilo a Pola, in Croazia, visto su Elle.it , dove un’anonima strada è diventata un “opera” sicuramente da andare a visitare. Melting Street (questo il nome del lavoro) ha coinvolto anche i cittadini di Pola, che si sono ritrovati a verniciare la strada con rulli e pennelli sotto la guida dell’artista.
L’evento è stato organizzato con la collaborazione dell’associazione culturale MMC Luka e la sponsorizzazione di Sandtex (che ha fornito i colori).

elisavladilo.it
via Elle

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James Turrel at Guggenheim

James Turrell’s first exhibition in a New York museum since 1980 focuses on the artist’s groundbreaking explorations of perception, light, color, and space, with a special focus on the role of site specificity in his practice. At its core is Aten Reign (2013), a major new project that recasts the Guggenheim rotunda as an enormous volume filled with shifting artificial and natural light.
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One of the most dramatic transformations of the museum ever conceived, the installation reimagines Frank Lloyd Wright’s iconic architecture—its openness to nature, graceful curves, and magnificent sense of space—as one of Turrell’s Skyspaces, referencing in particular his magnum opus the Roden Crater Project (1979– ).
“For his installation in the Guggenheim’s rotunda, Turrell has essentially created a very elaborate structure that visitors will enter into from below and newly experience the light and air that fills the void of the museum.
The piece is built as a series of cones that proceed through the space, starting about 25 feet above the floor of the museum and proceeding almost to the top of the space. Between the viewer and the daylight, there are five concentric rings of LED fixtures that shine upwards, filling five separate conical chambers with slowly changing light.
Like many of Turrell’s works, the piece is intended to create a contemplative or meditative atmosphere” Nat Trotman (associate Curator of Guggenheim Museum) says.

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Other works from throughout the artist’s career will be displayed in the museum’s Annex Level galleries, offering a complement and counterpoint to the new work in the rotunda.  This exhibition is curated by Carmen Giménez, Stephen and Nan Swid Curator of Twentieth-Century Art, and Nat Trotman, Associate Curator, Solomon R. Guggenheim Museum.
“James Turrell” is organized by the Solomon R. Guggenheim Foundation, New York, in conjunction with the Los Angeles County Museum of Art and the Museum of Fine Arts, Houston. June 21 – September 25, 2013
www.guggenheim.org/new-york/exhibitions/on-view/james-turrell

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“The sea is my land” al Maxxi di Roma

46.000 km di costa che congiungono dodici mari interni, tre continenti quali l’Europa, l’Asia e l’Africa, due emisferi culturali, l’occidentale e l’orientale. Nel Mediterraneo sono nate le culture più antiche: la cristiana-occidentale, la greco-slava, l’ebraica, l’araba e l’egiziana; vi si affacciano grandi città storicamente importanti per l’economia, il commercio e la cultura: Barcellona, Siviglia, Venezia, Genova, Istanbul, Marsiglia, Tunisi, Alessandria d’Egitto.

In questo bacino risiedono le testimonianze del più ricco patrimonio artistico mondiale, dai siti archeologici alle città d’arte del passato e del futuro, tutt’oggi ancora in piena trasformazione urbanistica e culturale. I flussi migratori che fin dagli esordi hanno invaso e continuano a percorrere oggi il bacino da nord a sud, da est a ovest, creano un intreccio tra le molteplici etnie che vi risiedono e da cui derivano confronti, discordie, sincronie, tensioni, nuove traiettorie sociali e culturali.
All’interno di questa cornice nasce l’idea di The sea is my land, voluta da BNL Paribas per la celebrazione del suo centenario e curata da Francesco Bonami ed Emanuela Mazzonis, una mostra che riunisce ventidue artisti provenienti dai ventidue paesi bagnati dal mar Mediterraneo.
L’obiettivo è di creare un dialogo tra le arti, i paesi e le persone: un approfondire le distanze e le relazioni che caratterizzano tali aree geografiche. La mostra racconta tramite fotografie e video la continua intersezione tra le numerose nazionalità. Le opere testimoniano come artisti originari di un paese migrano e studiano, analizzano e narrano gli avvenimenti che accadono in paesi a loro affini o contrastanti. I confini politici e geografici sono superati, gli artisti interagiscono con le realtà più critiche per riflettere sull’identità del territorio e sulle alterazioni che scaturiscono da ogni rivoluzione.

La mostra, inaugurata il 4 luglio, sarà ospitata al MAXXI di Roma fino al 29 settembre 2013.
http://theseaismyland.bnl.it/

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Aleš #Bravnicar – “Algiers, Algeria” © Aleš Bravničar – Courtesy Galerija Fotografija, Ljubljana

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Ammar Abd #Rabbo – “Rescuers and residents gather in the Shiyah area in Beirut, Lebanon, moments after it has been hit by an Israeli air strike” © Ammar Abd Rabbo – Courtesy of Ayyam Gallery, Dubai

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Ammar Abd #Rabbo – “People praying next to the Great Mosque in Mecca, Saudi Arabia” © Ammar Abd Rabbo – Courtesy of Ayyam Gallery, Dubai

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Fouad #Elkoury – “From the Civil war series / The hairdresser”, Beirut, 1982 © Fouad Elkoury

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Marie Bovo, Cour intérieure, 23 février 2009. 2009. © Marie Bovo Courtesy l’artista, kamel mennour, Parigi

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“Le Reflet” © Mohamed Bourouissa – courtesy l’artista e Kamel Mennour, Parigi

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Panos #Kokkinias – “Vardia” © Panos Kokkinias – Courtesy l’artista e Xippas Gallery, Parigi e Atene

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Rori Palazzo, Dream#01/La mia casa, 2011 | Stampa su carta baritata | 110 x 65 cm

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Stéphane #Couturier – “Melting Point Toyota n° 16” – © Stéphane Couturier, courtesy l’artista e Galerie Polaris, Paris

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Yuri #Ancarani – “Piattaforma Luna” (frame 1) © Yuri Ancarani – Courtesy l’artista e Zero Milano

Felice Varini a Salon-de-Provence

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Siamo a Salon-de-Provence, un paese di poco più di 40.000 residenti, noto per la casa (che si può visitare) dove visse e morì Nostradamus. Così almeno si dice. Ma la vera attrazione di queste settimane è, fino al 30 novembre, la mega opera site-specific dell’artista svizzero Felice Varini dal titolo “Double disque évidé par les toits”. Due mega cerchi rossi impressi sul tessuto costruito del paese percepibili in quanto tali solo da un punto di vista molto preciso: la terrazza del Castello Chateau de l’Empéri”.Read More

Stefan Davidovici

Oltre vincoli e le costrizioni, aldilà dei limiti di budget, delle richieste dei clienti, della burocrazia e di tutto ciò che oggi vuol dire costruire architettura, in che modo possiamo dare espressione al puro spazio architettonico? Potentissimo mezzo di comunicazione, uguale solo alla musica per la sua capacità di espressione immediata, lo spazio si lascia esplorare meglio se lasciato da solo, non toccato, messo sulla carta in un getto, senza domande, senza progetto, senza nessuno scopo se non quello di mostrare la sua nuda essenza.

I disegni di Stefan Davidovici sono piante urbane alberiformi, singolarmente proposte o in collage con scatti fotografici. Protagonista: la città, lo spazio tridimensionale visto dall’alto, nella sua piena potenza espressiva.

 

Stefan Davidovici, nato a Bucarest, ha vissuto in Israele, Montreal e ora a Milano. Ama definirsi “architetto reale, non di carta” per la concretezza del suo lavoro professionale. Sulla carta mette però i suoi disegni fantastici in cui lo spazio diventa libero, pura espressione, intuito. Ha vinto vari premi in concorsi di architettura e i suoi progetti, articoli e disegni sono pubblicati a livello internazionale. Dal 2005 è associato dello studio milanese GaS. Il suo blog è architecturedraftsman.blogspot.com.

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YOU DIDN’T WIN, MR HAUSSMANN, 1 // Paris

 

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YOU DIDN’T WIN, MR HAUSSMANN, 1 // Paris

 

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LANDED, 3 // via Maestri campionesi, Milano

 

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LANDED, 7 – Background photo by Stefano Gusmeroli

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