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Senza le voci dei bambini le città sono morte

Senza le voci dei bambini le città sono morte

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Potrebbe essere l’ispirazione per un romanzo alla Stephen King. Una città perfettamente sterilizzata dalla presenza dei bambini, via dalle strade e dai giardini, dai ristoranti e dai cinema. Una città abitata solo da adulti, o meglio da vecchi ancora in salute, dediti ai loro piaceri e ai loro passatempi senza impegno né scadenza. Una città senza il vociare dei bambini piccoli all’uscita dalle scuole o dagli asili, finalmente liberati dalle angustie degli spazi scolastici, quando esplodono con fuochi d’artificio, festosi e acuti. Una città senza le biciclette, i passeggini, i monopattini, gli skateboard. Una città compostamente in silenzio.

Forse vorrebbero abitare quella città alcuni (il parziale è sempre d’obbligo) dei condomini dello stabile di via Anfossi 36 a Milano che hanno intentato causa, vincendola, all’asilo nido La locomotiva di Momo, a loro detta, fonte di rumore e indebito traffico di minori nell’atrio del condominio.

La notizia è desolante. L’asilo, ristrutturato al piano terreno dello stabile, gode di un ingresso indipendente, una doppia altezza ben sfruttata, spazi ampi e ariosi, perfetta insonorizzazione degli spazi di gioco dei bambini. Da anni non vedevo in città spazi per i bambini così curati sotto il profilo del design di interni, intelligenti nella ripartizione dei locali, sani sotto il profilo della qualità di vita dei bambini. E perfettamente isolati rispetto alla vita del signorile condominio. Ho visto ben altre mescolanze in città, una ibridazione degli spazi molto intensa, una compresenza di attività artigianali o di ristorazione ben più difficili da armonizzare nei microcosmi dei condomini.

Nel regolamento condominiale sostengono le due titolari, Cinzia e Giuliana D’Alessandro, che hanno investito 300 mila euro per ristrutturare circa 600 metri quadrati di spazio, non c’è alcun esplicito divieto alla presenza di un asilo nido. Anche l’Arpa ha confermato: nessun rumore acustico che possa arrecare disturbo.

Ma forse non dovrebbe neppure servire il parere dell’Arpa o del catasto, basterebbe il buon senso. Una città senza le voci dei bambini è una città morta. Una città che non sa distinguere tra rumori e voci, tra suoni e canzoncine, tra pianti e confusione, è una città triste. Quella dove non vorremmo mai abitare.

 

 

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