cover_calatrava

Rio de Janeiro è la nuova Barcellona? Viaggio ad un mese dalle Olimpiadi

Rio de Janeiro è la nuova Barcellona? Viaggio ad un mese dalle Olimpiadi

rio-cidade-olimpica

“Voglio che il futuro di Rio de Janeiro sia lo stesso di Barcellona”. Così Eduardo Paes, sindaco della città brasiliana, sintetizzava nel 2010 la strategia perseguita da Rio per oltre vent’anni: trasformare la città con un grande evento dietro l’altro, seguendo le orme di Barcellona. Negli ultimi dieci anni, Rio ha ospitato qualsiasi megaevento – dai Mondiali di calcio alla Giornata Mondiale della Gioventù, dalla conferenza Onu sullo sviluppo sostenibile ai Giochi Panamericani. Adesso, ad un mese dalle Olimpiadi, che città è Rio de Janeiro? É riuscita davvero a diventare la nuova Barcellona?

La città che Rio vorrebbe essere è Porto Maravilha, il quartiere nato dalla trasformazione dell’ex porto cittadino. La sopraelevata stradale che bloccava l’accesso al mare è stata abbattuta, creando lo spazio per la nuova Praça Mauá e accogliendo, per il resto del percorso, una nuova linea tranviaria. La vista di chi arriva dal centro di Rio si apre sulla baia di Guanabara e sul Museo do Amanhã, l’ultima creatura di Calatrava, a cui sono già stati dedicati articoli entusiasti. Mentre gli ex magazzini portuali attendono un nuovo utilizzo ancora da definire, i visitatori si affollano per entrare nel museo e per i selfie di fronte alla scritta Cidade Olimpica. Se Rio cercava una vetrina con cui presentarsi al mondo, l’ha trovata in questo waterfront che, per ammissione dello stesso sindaco, vuole portare innovazione e gentrificazione nel centro di Rio.

rio_02

Molo di Mauá, Rio de Janeiro, Museu do Amanhã di Santiago Calatrava| ph. Giovanni Vecchio

 

La città che Rio potrebbe essere invece è la città olimpica, distribuita in quattro zone della città ma concentrata nel parco olimpico di Barra da Tijuca. Potrebbe perché, come in ogni megaevento che si rispetti, a meno di un mese dall’inaugurazione parte dei lavori è ancora incompleta: mancano all’appello alcuni edifici che ospiteranno le gare, mentre le stazioni dei bus rapid transit che collegano al centro città sono parzialmente attive. Si prefigura già però il futuro dell’area dopo le Olimpiadi, con le residenze degli atleti destinate a diventare appartamenti e uffici di lusso; la vicinanza all’Oceano, l’abbondanza di collegamenti con il centro e la presenza di centri commerciali dovrebbero rendere la zona attrattiva, nonostante le alte densità edificatorie e una certa ripetitività architettonica.

rio_03

ph. Giovanni Vecchio

 

Dietro i progetti di punta di Rio città olimpica, rimane poi la città che Rio è oggi. Buona parte dei suoi 8 milioni di abitanti infatti abita in favelas, lasciate indietro nei progetti di sviluppo legati alle Olimpiadi. Gli insediamenti più grandi – Rocinha, Maré, Alhemão – sono stati oggetto di massicci interventi di “pacificazione” da parte di unità speciali della polizia, che non hanno davvero risolto i problemi di criminalità nonostante, negli ultimi anni, le condizioni socioeconomiche delle favelas siano andate migliorando.

Eppure, sviluppo economico e realizzazione di progetti innovativi non sono bastati: lo dimostra Cantagalo, piccola favela sulla collina che separa le centralissime Copacabana e Ipanema. Per facilitare la vita degli abitanti, costretti ogni giorno a salire e scendere centinaia di scale, è stato realizzato da qualche anno un ascensore, con una struttura appariscente che offre anche un belvedere sulla città. Si tratta di un celebrato intervento, per la qualità del progetto e per la rilevante funzione sociale svolta da un semplice ascensore: sono migliorati i collegamenti del Cantagalo con il resto della città, l’area ha visto una diminuzione della criminalità e anche l’accesso ai servizi offerti dalla municipalità sono migliorati. Eppure, la favela rimane ancora un’entità altra, separata dai ricchi quartieri che la circondano. Mentre sulle spiagge e per strada trionfa la mescolanza, la fila per usare l’ascensore è inesorabilmente monocromatica. Nonostante le barriere fisiche siano state abbattute, se ne percepiscono altre, immateriali ma altrettanto forti.

rio_04

Rio de Janeiro – Ipanema – Favela do Cantagalo – Brasil | ph. Leonardo Martins

 

I racconti delle tre città che oggi sembrano formare Rio raccontano una realtà frammentata, fortemente diversa da quella di Barcellona. Erano diverse le condizioni di partenza – le dimensioni delle città, l’entità delle disuguaglianze socioeconomiche tra gli abitanti – e sono diversi anche i risultati della stessa strategia di sviluppo urbano, nonostante la tenacia con cui è stata portata avanti per oltre vent’anni. I turbamenti politici ed economici che coinvolgono il Brasile da qualche mese spengono ogni speranza di future trasformazioni per il meglio. Ascoltando i benestanti abitanti di Ipanema e i collettivi che occupano i ministeri del Palacio Capanema (un bellissimo edificio progettato da Le Corbusier insieme ad un giovane Niemeyer), le interpretazioni dei cambiamenti che coinvolgono Rio de Janeiro sono diversissime tra loro. Allo sguardo superficiale di chi è stato in città per nemmeno due settimane, sembra che Rio abbia spiegato molto bene per vent’anni che città avrebbe voluto essere: adesso, Rio de Janeiro dovrebbe dedicare uguale attenzione a capire davvero quale città sia oggi.

You Might Also Like

No Comments

Leave a Reply

cover_pattern

Potrei ma non voglio. Le infinite possibilità a cui rinunciare nella vita in città

fonso graphic

Pokemon GO è il gioco dell’anno. Gi ingredienti della ricetta vincente