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Ricucire l’invisibile La biblioteca di San Javier a Medellin

Ricucire l’invisibile La biblioteca di San Javier a Medellin

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La periferia sembra essere sempre più una sartoria, dove il rammendo e la ricucitura sembrano le operazioni più coerenti, se i suoi tessuti vengono letti e presentati come lacerazioni. Medellin in questi anni è stata un sorprendente laboratorio, con i suoi vivaci tessuti urbani e sociali dal sapore tropicale, dilaniati da dinamiche che affondano in profonde divisioni strutturali della società, che in modo epidermico vengono rappresentati da povertà e violenza. Se alcune delle biblioteche sono l’icona plastica di tali ricuciture immerse nei tessuti più poveri, altre evidenziano un’altra tipologia di rammendo e ricucitura tra tessuti diversi. San Javier appare solida come una cerniera, per l’uso dei materiali e per la sua forma con le aule disposte a mo’ di vagoni che si articolano a vuoti/patii.

Sembra voler affermare un principio chiaro, nel luogo dove prima c’era un carcere. San Javier non si trova in alto, in mezzo alle baraccopoli aggrappate sulla montagna ma sotto, nella città compatta e tradizionale dove fa sistema, insieme al terminal della metro e del metrocable, articolando flussi: quelli che scendono da quei barrios informales con quelli che vivono nella città formal, facilitando attraverso la cultura e la conoscenza, l’incontro di due mondi più lontani di quanto si possa immaginare e altrimenti impossibile. E’ la vera sottile ricucitura, che percorre le fibre più invisibili e pervasive della società colombiana.

 

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