Paesaggi contesi vs l’architettura di plastica

Paesaggi contesi vs l’architettura di plastica

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Cosa è successo nel territorio attorno ad Expo?  È una domanda che pochi, forse quasi nessuno si pone. Eppure Expo ha accelerato la trasformazione di un intero settore dell’area metropolitana milanese. 

Cosa è successo nel territorio attorno ad Expo?

È una domanda che pochi, forse quasi nessuno si pone. Eppure Expo ha accelerato la trasformazione di un intero settore dell’area metropolitana milanese. Quello che è successo attorno, l’indotto, positivo e negativo, che l’esposizione produceva sul territorio circostante e sulla città è rimasto in secondo piano. Nell’ultimi due anni l’attenzione dei media, della politica, la curiosità dei cittadini è stata rivolta al fatidico dubbio, ce la faranno a finire Expo? Le immagini e le parole si rincorrevano: “finito il cardo”, “consegnate le piastre”, “si lavora notte e giorno”, “siamo in ritardo ma ce la faremo”. Tutta l’attenzione si è concentrata sul sito espositivo, sulle vicende politiche prima e giudiziarie dopo. I comitati cittadini si sono battuti localmente contro le opere infrastrutturali più impattanti sul paesaggio, spesso soli, isolati di fronte all’imperativo dell’urgenza, della ineluttabilità delle decisioni prese, dell’occasione da non perdere, alla ragion tecnica.

È nota alle cronache locali l’opposizione e la vittoria da parte dei comitati cittadini ed ambientalisti contro la realizzazione di parte del progetto delle “Vie d’acqua”, in particolare del lotto sud, un canale artificiale di deflusso delle acque provenienti dal sito Expo, che avrebbe attraversato diversi parchi cittadini ad ovest di Milano, producendo un forte impatto paesaggistico. Altrettanto note alle cronache le due principali opere realizzate in città, la riqualificazione della Darsena e del Naviglio grande, e i due padiglioni dell’Expo gate, che hanno suscitato giudizi contrastanti in merito all’architettura e alla qualità dell’esecuzione, ai ribassi d’asta, al difficile rapporto con il contesto storico, alle infiltrazioni mafiose negli appalti. E in questi mesi tutti esprimono giudizi su Expo, sui singoli padiglioni, sulla qualità delle architetture, dei contenuti, sul prezzo del cibo, le code, su alcune, tante, derive kitsch, sulla natura popolare dell’esposizione, il costo del biglietto, il numero dei visitatori. Giudizi che si esprimono ancora solo dentro il recinto di Expo.  I più arditi si spingono a discutere di cosa avverrà dopo. Expo entusiasti, Expo critici, Expo indifferenti, Expo allergici.

 

Ma torniamo alla domanda. Fuori dal recinto cosa è successo?

Molte cose. Dal 2010 quando con un gruppo di ricercatori del Politecnico di Milano e con il contributo della Fondazione Cariplo abbiamo percorso, fotografato e mappato i paesaggi aperti, tutto attorno ad Expo, inseguendo il sogno di un Expo diffuso, capace di innescare processi virtuosi di rinascita dell’agricoltura, di cura del paesaggio, molti campi agricoli sono scomparsi e molte infrastrutture, capannoni e case, ma anche nuovi interventi ambientali, boschi, parchi, piste ciclabili hanno preso il loro posto. Se si sentiva il bisogno di mostrare la produzione agricola e gli allevamenti tipici lombardi non si poteva mostrare una cascina lombarda vera e funzionante? Forse sarebbe stato un valore aggiunto per il sito espositivo. Troppo immediato, troppo semplice. La deriva che ha guidato la logica della costruzione del sito, abbandonata l’idea di Boeri di un orto planetario, la competizione di architetture eccentriche, con pochi padiglioni capaci di coniugare estetica e contenuti, trovano un contraltare perfetto nella tensione all’urbanizzazione del paesaggio agricolo circostante. Ad Expo viene mostrata un’agricoltura di plastica e al suo esterno il paesaggio agricolo viene stravolto e ferito, forse a morte, dalle nuove infrastrutture, da altre case e da capannoni sempre più vuoti.

 

Un articolo di approfondimento sarà pubblicato su recuperoeconservazione 126 online i primi giorni di settembre.

 

 

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ph. Christian Novak | Cascina Merlata a Milano prima

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ph. Christian Novak | Cascina Merlata a Milano recuperata come centro informazioni di Expo con nuovi spazi pubblici, infrastrutture di accesso e parcheggio al sito espositivo. Nulla rimane del paesaggio agricolo eccetto il sedime della cascina

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ph. Christian Novak | Stanza agricola fra Baranzate e Bollate prima

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ph. Christian Novak | Stanza agricola fra Baranzate e Bollate con in primo piano distese di prato stabile e sullo sfondo i quartieri popolari di Baranzate

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ph. Alessandro Giacomel | Aree a nord di fiera Rho prima

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ph. Christian Novak | Aree a nord di fiera Rho con la nuova collina verde e i parcheggi per la fiera. Un nuovo spazio pubblico lungo il percorso ciclabile dalla fiera a Mazzo di Rho

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ph. Christian Novak | L’area in cui oggi sorge il nuovo raccordo autostradale della Milano Laghi e l’area dell’ex Alfa di Arese

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ph. Christian Novak | Il nuovo raccordo autostradale della Milano Laghi e l’area dell’ex Alfa di Arese

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ph. Christian Novak |L’area prima del nuovo intervento immobiliare “Residenze Sansovino” ad Arese

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ph. Christian Novak | Il nuovo intervento immobiliare “Residenze Sansovino” ad Arese. Il nuovo quartiere residenziale di lusso che sta consumando l’ultima area inedificata in adiacenza alla “via d’acqua nord”

 

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