ON THE ROADS, NON QUELLE DI KERUAC MA DI ASCOLI

ON THE ROADS, NON QUELLE DI KERUAC MA DI ASCOLI

pavimento

Io non l’avevo mai notato, o meglio, da bambino giocavo a camminare sugli acciottolati delle strade senza andare a “sbattere” sulle fughe , seguivo le linee curve dei san pietrini e mi perdevo come qualsiasi altro bambino che viene poi recuperato da sua mamma oppure immaginavo che l’asfalto fosse un mare e il pavé del centro storico una spiaggia. Mi divertivo a seguire con la vista le diverse pavimentazioni, forse perché i bambini hanno gli occhi più vicini alla strada mentre gli adulti, con i loro occhi così alti, con i loro impegni, non hanno il tempo di perdersi.

A volte, però, è bello tornare bambini, sdraiarsi e guardare il cielo frammentato dai campanili e dalle case in pietra o abbassare lo sguardo e, come un bambino, tornare a giocare con la strada.

È in questo modo che camminando per le strade di Ascoli mi sono ritrovato a contare le diverse pavimentazioni della cittadina, ad osservare il centro con il porfido, le pavimentazioni in pietra o l’asfalto nelle zone più moderne.

Cosa mi ha colpito ancor di più? Le persone. Sì alla fine loro mi colpiscono sempre più di ogni altra cosa, e anche questa volta hanno dato il loro meglio: senza saperlo, senza notarlo, vivendo le loro vite i movimenti cambiavano, la velocità della città mutava. Lenti sulla pietra, tranquilli nella via piastrellata del centro, veloci sui marciapiedi in asfalto, nella rapidità dell’Ascoli moderna, giocosi e tranquilli, quasi a casa nelle piazze che si aprivano qua e là tra le vie del centro.

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