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NUTRIRE IL PIANETA… CON HAMBURGER E PATATINE

NUTRIRE IL PIANETA… CON HAMBURGER E PATATINE

L’evento nella “bocca di tutti” è ormai alle porte e l’ultima novità appresa in questi giorni è che lo sponsor ufficiale sarà proprio il simbolo stesso della cattiva alimentazione: il Mc Donald’s. Non solo sponsor, ma avrà a disposizione il più grande ristorante della struttura con più di 300 posti. Credevo di aver capito che Expo si dovesse occupare di connettere il mondo attraverso il cibo, di informare sui problemi legati alla cattiva alimentazione, di gridare che c’è ancora chi soffre la fame; ma non mi resta che pensare che dietro tutti questi concetti ci sia soltanto una grande ipocrisia. Il film documentario “Super Size me”, candidato agli Oscar nel 2004, era riuscito a far aprire gli occhi non solo ai classici americani affamati di junk food che abbiamo tutti nel nostro immaginario comune, ma anche a noi europei che in realtà ormai siamo più che vicini a questa realtà; adesso dieci anni dopo arriva la più grande contraddizione.

Quindi caro Expo di cosa vuoi nutrirci?

 

di Ruggero Sciuto

 

 

La multinazionale della ristorazione McDonalds ed EXPO annunciano che la catena di ristoranti aprirà un “fastfood” all’esposizione, intitolata “Nutrire il pianeta”. Ogni giorno nel mondo 70 milioni di persone consumano un pasto “fast” fornito dall’azienda americana nei suoi 560 mila ristoranti. Quindi, se per “nutrire” si intende fornire cibo alle persone, McDonalds non può che assicurarsi  una posizione di rilievo all’evento. Ma  il titolo dell’esposizione si riferisce ad una delle tematiche più discusse e più incredibili della storia: nel mondo contemporaneo il tema “cibo” riguarda gli aspetti più vari e considerazioni a livello globale. Concentrandosi sulle società più avanzate, si pensi alla conquista della sicurezza dal punto di vista alimentare: una rivoluzione con pochi eguali nella storia. In un contesto in cui non è più necessario lo sforzo, tradizionalmente inteso, per produrre cibo, l’EXPO del 2015 è una grande occasione per confrontarsi su ciò che riguarda la produzione sostenibile del cibo. Come possiamo “nutrire”, con cibo sano, senza distruggere il pianeta, 7 miliardi di persone? McDonalds ha una sua strategia già da sessant’anni: allevamenti intensivi, antibiotici, conservanti, prodotti surgelati. Metodi produttivi inquinanti e velenosi. È questo ciò che expo vuole promuovere? Benché le piazze d’Italia siano sempre più uguali e caratterizzate dalle insegne luminose delle grandi compagnie, tra cui la grande “M” gialla, queste non ci rappresentano. Dovremmo urlare al mondo chi siamo, il nostro pensiero, la nostra filosofia. Noi siamo il paese del buon cibo: abbiamo molto da dire sul tema e un altissimo potenziale costruito sulle nostre tradizioni. EXPO è un’occasione per riscoprirle, reinterpretarle e sfruttarle per mezzo delle incredibili capacità di innovazione dei nostri giovani. Noi dobbiamo dire la nostra e partecipare nella ricerca per la soluzione ad un grande problema, ed è piuttosto stridente la partnership expo – McDonalds: le nostre idee non sono quelle delle multinazionali americane, non rispecchiano il nostro modo di vivere e di pensare.
di Lorenzo Sacchi

Nutrire il pianeta, energia per la vita.

Nutrire, come se fosse l’uomo a nutrire il pianeta, come se dall’uomo e per l’uomo la terra vivesse.

Nutrire oggi è resistere ed Expo non nutrirà nessuno se non gli interessi di chi ha relegato il progetto al fallimento già nella sua fase embrionale.

Discutibile è stata la scelta del sito agli inizi di expo, che sembra già avviata a future speculazioni edilizie; inefficace la gestione degli appalti e dei lavori che contano ad oggi un esubero di 35 miliardi sulle stime iniziali quando ancora il 74%dei lavori è ancora da ultimare a 50 giorni dall’apertura; anche per questo probabilmente più grosso ristorante aperto nell’area Expo sarà quello di Macdonald, affiancato da Cocacola come main sponsor dell’evento.

La base del compromesso tra la qualità, tanto elogiata nella pubblicità, e la fattibilità dell’evento, che per vivere necessita di fondi e sponsor, è tutta qui: le due multinazionali, permetteranno quindi lo stanziamento di fondi contribuendo, forse, all’ultimazione del sito e allo svolgersi della manifestazione stessa.

Dando a tutti i visitatori la possibilità di scegliere, per assurdo, in modo più democratico di come nutrire o meglio farsi nutrire dal pianeta optando per il cibo di qualità o il solito panino.

 

di Giacomo Schiesaro e Claudio Sberna

 

 

“Nutrire il pianeta, energia per la vita”.

Questo è lo slogan di Expo 2015, evento mondiale in cui ogni paese mostrerà le proprie tecnologie per garantire cibo sano a tutti in rispetto del pianeta.

Benissimo, premesso questo intento meraviglioso, la domanda è: che cosa ci fa Mc Donald’s, imperatore dei fast food e di tutto ciò che con la salute centra come i cavoli a merenda, tra gli slogan principali di Expo? L’intenzione di nutrire il pianeta con Mc Donald’s è quello di far lievitare la terra nel senso peggiore del termine?

La notizia ha suscitato stupore (e oserei dire indignazione) per gran parte dei futuri fruitori Expo, considerando soprattutto lo spazio concesso agli Stati Uniti, e quindi ai fast food, per un evento tenuto in un paese dove la cultura degli hamburger non è particolarmente fondata (un ristorante di 300 posti per 600 metri quadrati complessivi).

D’altro canto c’è chi è d’accordo sulla presenza della catena in Expo, in quanto è ritenuta una scelta coerente che ci sia la rappresentanza di ogni categoria culinaria mondiale, e dunque anche dei fast food.

La soluzione più costruttiva per chi è contrario alla presenza di Mc Donald’s in Expo sarebbe quella di evitare il padiglione concentrandosi solamente sugli altri 54 i quali offriranno una vastissima gamma di altre opportunità.

Ma anche se così fosse, quale sarà l’immagine che trasparirà da questo evento?

Un nuovo concetto di cibo salutare o un gigantesco panino che ci ingloberà tutti?

La risposta tra 41 giorni.

 

di Luca Russo e Alessandro Selmi

 

 

MC DONALD’S: CIBI PIÚ SANI A FAVORE DELLA SALUTE , O A FAVORE DEL MARKETING?

In vista di Expo 2015, che si terrà a Milano, lo sponsor ufficiale risulta essere Mc Donald’s. contraddizione o svolta?

Fino ad ora la politica della società è conosciuta globalmente per la distribuzione di cibi denominati junk food , strategia condivisa dalla maggior parte delle catene di questo genere. Questi principi sembrano in netta contraddizione con l’obbiettivo di expo 2015, che promuove, oltre all’equa distribuzione delle risorse alimentari nel mondo, una filosofia della sana alimentazione. Già da tempo Mc donald’s sta cercando di adattare la sua strategia commerciale per rispondere attivamente alle campagne di sensibilizzazione sul tema della salutarietà.

Obbiettivo raggiunto in parte con l’apertura di un Mc Veg in India per adattarsi alle esigenze commerciali di una zona in cui il consumo di carne è vietato.

Gran parte dell’opinione pubblica si è mostrata indignata riguardo alla scelta del partner officiale, secondo un sondaggio svolto da una nota trasmissione italiana, solo il 23 % degli intervistati si è mostrato favorevole al suo ruolo di rilievo in quest’occasione. I motivi per i quali la maggioranza si è schierata contraria (77%) potrebbero essere fra i più svariati: quelli più plausibili e forse più rilevanti sono la mancanza di informazione riguardo la volontà di cambiamento della catena oppure l’incredulità che questa svolta sia realmente possibile.

La partecipazione in modo più salutare potrebbe essere il vero cambiamento che la società aveva da tempo in programma, expo diventerebbe così il trampolino di lancio verso una nuova politica societaria, ottenendo un ritorno di immagine immediato e globale.

Cosa ne sarà di Mc Donald’s una volta concluso l’expo, le buone intenzioni rimarranno? e se sì a cosa dovremo far fronte: a una società privata della sua identità o al nuovo colosso egemone nel campo dell’alimentazione sana?

 

di Arianna Scaioli e Angelica Santoro

 

 

Ci ha provato Oscar Farinetti a ripianare   qualche “storcer di naso” all’annuncio dell’accordo che vedrà Coca-Cola e McDonald’s come partner ufficiali di Expo. Il proprietario di Eataly, intervenendo alla fiera enogastronomica fiorentina “Taste” lo scorso 9 marzo, ha infatti puntualizzato che “Essere contrari alla presenza di McDonald’s e Coca Cola è una stupidaggine enorme. Il tema di Expo è nutrire il pianeta, è universale. Semmai dobbiamo parlare del perché nel mondo c’è ancora un 20% di malnutriti”, affermando inoltre che non sussiste un effettivo problema di sostenibilità delle due aziende, considerando che “Coca Cola sta investendo 2/3 nella ricerca per diventare sostenibili, Mc Donald’s ci sta provando”.  E sono proprio i numeri messi in gioco dal nuovo progetto ecologico del colosso dei fast food americano a destare interesse: ridurre del 15% emissioni nocive e consumo energetico aumentando analogamente il potenziale di energie rinnovabili, provvedimenti che vanno ad allinearsi alla politica aziendale lanciata nel 2009 volta ad un drastico taglio del consumo di carta e dell’emissione di CO2. Ci sta provando, insomma, dimostrando una grande sensibilità alla questione ambientale, un’attenzione comparabile a quella che nelle parole di Giuseppe Sala, A.D. di Expo, pare essere quella di Coca-Cola, che si ritiene possa giocare un ruolo fondamentale “nella valorizzazione di tematiche quali l’equilibrio alimentare, l’importanza di una vita sana, di stili di vita attivi, nel rispetto di un ambiente sostenibile”. Il problema della sostenibilità, dunque, sembra essere la trama che ha guidato l’ordito nella scelta delle partnership per la rassegna milanese, il che è comprensibile riferendoci alla principale tematica affrontata dall’esposizione “Nutrire il pianeta”. Ma si pecca forse d’ingenuità se si ipotizza che “nutrire il pianeta” voglia dire anche (e soprattutto) nutrire chi lo abita – in particolare quel 20% di malnutriti sopra citato – e che il modo migliore di farlo non sia tramite brand che possono essere ritenuti l’emblema del cosiddetto “junk food”? Ecco allora che dietro la motivazione formale proposta dai promotori dell’evento, gli ingenui, o forse i “malpensanti”, potrebbero facilmente scorgerne un’altra, più sostanziale, che verte su interessi afferenti più a fattori di ordine economico, visti come possibile fonte di riscatto per un evento che finora non ha entusiasmato l’opinione pubblica, o forse semplicemente di “salvare il salvabile”. Ed è quando la macchina organizzativa prevale sul “principio” che si palesa l’incoerenza: i promotori stessi sembrano quasi voler dire “se devo mangiare nove porzioni di frutta e verdura al giorno per vivere, non voglio vivere!” E dopo questa citazione di Alleniana memoria, è il titolo stesso della pellicola da cui è tratta che potrebbe assurgere a nuovo e più consono “motto” per l’esposizione, oltretutto in linea con quella che, qui giunti, sembra essere l’obiettivo e la speranza di noi tutti: “Basta che funzioni”.

 

di Nicolò Sala

 

 

“Se potessi vincere la competizione, cosa faresti?”
“vorrei nutrire il pianeta”

Può sembrare il tipico proposito di una Velina o di una Miss Italia, e invece no, si tratta del tema di EXPO (“nutrire il pianeta, energia per la vita”, questo il titolo formale del tema proposto dal nostro paese).
Sarcasmo a parte, questa stupenda esibizione, L’Esposizione Universale, che si terrà a Milano dal maggio all’ottobre del 2015, e che ogni 5 anni si propugna ad informare l’opinione pubblica mondiale attraverso l’approfondimento di diversi temi è stata sin dall’inizio caratterizzata dall’incertezza degli appalti, attaccata da infiltrazioni mafiose e infiniti problemi costruttivi (si pensi all’incertezza sulla costruzione dell’albero della vita e al fatto che a 41 giorni dall’apertura i cantieri sono arrivati solo al 20% dei lavori) e calunniata dai rumors di molti Haters. Tuttavia, tutte queste delicate vicende vengono sormontate da un tanto nuovo quanto superficiale dibattito: McDonald’s e Coca-cola saranno gli sponsor ufficiali dell’evento.
La trasmissione televisiva Ballarò ha mostrato un sondaggio che mostra come solo il 23% degli intervistati approva questa rappresentanza all’EXPO, mentre il restante 77% trova immorale tale scelta. Le motivazioni principali di chi si schiera contro questa rappresentanza sono di diversa natura. In primo luogo crea scompiglio il fatto i due simboli del “Junk food” e maggiori responsabili dell’alta percentuale di popolazione obesa nell’occidente possano diventare testimonial di un evento che vorrebbe curare il pianeta da questi problemi. Altre critiche sono di livello culturale: come può l’Italia, un paese con una grandissima varietà di pietanze tipiche e sede della FAO essere sormontata da una cucina da fast-food?
Tuttavia nessuno considera che le due multinazionali da diversi anni hanno cercato di migliorare il loro servizio sensibilizzando i loro clienti alla tematica dell’obesità, creando menù variegati e meno dannosi alla salute. In oltre l’EXPO è l’esposizione universale, in quanto tale necessita di rappresentare tutti i cibi del nostro pianeta.

In conclusione, siete veramente sicuri che lo scandalo sia che le due supermultinazionali alimentari diano una mano per la conclusione di questo lento cantiere?

 

di Stefano Sartorio

 

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Sei mesi di Expo in Italia, sei mesi di “nutrire il pianeta”, sei mesi di cheeseburger, patatine e Coca Cola.

Suscitano stupore le dichiarazioni di Oscar Farinetti, patron di Eataly e paladino dello Slow Food (Che ti mette il Ravanello del cavolo a 7 al chilo), il quale reputa una stupidaggine criticare la scelta di McDonald’s come main sponsor e Coca Cola come soft drink partner, considerando necessario di porre la manifestazione su un piano più globale e internazionale. A chi si aspettava di trovare in una voce forte di critica a una delle tante fallimentari strategie di questa Esposizione, Farinetti risponde: “Come si fa a dire che sono le imprese meno sostenibile al mondo? Dove sono i dati? Fare i No Tav, No Global e “no tutto” non serve: Coca Cola sta investendo 2/3 nella ricerca per diventare sostenibile, McDonald’s ci sta provando”, e ancora “io sono amico dell’Ad di Coca Cola e gli rompo le scatole ogni giorno perché tolga i coloranti dalla bevanda. Quelli di McDonald’s li ho incontrati, e abbiamo parlato di prodotto sano e pulito. Intanto danno lavoro a tante persone”.

Cosa succede? Vogliamo far diventare il nostro pianeta obeso e ansimante come il 25% della popolazione americana? Biodiversità, tutela dell’alimentazione?

Abbiamo iniziato con gru, scavatrici e betoniere che sottraevano e asfaltavano chilometri quadrati di terreno per poi culminare con l’autogol clamoroso della scelta del partner, padri della perdita di quell’eccellenza enogastronomica che il progetto originario di questa fiera voleva esaltare in favore di un’omologazione tesa.

Dopo questo sfogo mi rendo conto delle logiche che hanno prodotto tali scelte e anche le stesse dichiarazioni di Farinetti. I soldi.

Ebbene signori miei, non facciamo gli ingenui, tutti capiscono che è necessario un ingente investimento per organizzare e dirigere un evento al livello di Expo: progettare, costruire, assumere, organizzare, accogliere, migliorare, mandare un messaggio al mondo e perché no farsi un po’ di pubblicità.

Ma signori miei, non siate ingenui, questa Expo è stata partorita in Italia ed è tutta sua madre.

 

di Lorenzo Maria Sarpiero

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