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No shadow. L’ombra del grattacielo 100 anni dopo

No shadow. L’ombra del grattacielo 100 anni dopo

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New York all’inizio del secolo scorso è un enorme cantiere. Gli edifici crescono e si affastellano, uno a fianco dell’altro e nel 1915 – esattamente un secolo fa – viene costruito l’Equitable Building.

Non sarebbe degno di nota a distanza di tempo se non per il fatto che con la sua edificazione l’ombra del grattacielo diventa per la prima volta una questione pubblica. Il grattacielo copre con la sua ombra un’area sei volte la propria, privando del sole edifici per 21 piani e per almeno 4 isolati. L’ombra mette a nudo l’interdipendenza tra i soggetti entro uno stesso spazio e le ricadute anche negative che scelte individuali possono avere sulla collettività. In forza di questa consapevolezza nel 1917 viene emanato lo Zoning Resolution, una sorta di patto collettivo che impone regole comuni da rispettare affinché ciascuno possa ambire a godere una parte delle sue libertà (non tutte) sapendo che anche gli altri faranno altrettanto. Lo Zoning è uno strumento che stabilisce le distanze tra un edificio e l’altro, le diagonali che consentono alla luce di penetrare lungo le strade. La forma di Manhattan è la forma di quel patto sociale, sancito attraverso distanze, altezze, proporzioni; un patto per il diritto al cielo, all’aria, alla luce, alla vista che prevale su ogni libertà assoluta dei singoli.

A distanza di un secolo il progetto No shadow, pensato dagli architetti inglesi (NBBJ), si misura con la stessa questione: progettare due grattacieli contigui che non si facciano ombra ma che rifrangano e disperdano la luce del sole in maniera da cancellare le esternalità negative che ciascun edificio genera. I grattacieli sono concepiti in modo tale che, quando il primo crea un’ombra, il secondo – dalla superficie curva e angolata – assume la funzione di un grande specchio che riflette la luce del sole verso il basso, sulla strada sottostante, esattamente sull’ombra creata dall’altro palazzo. “La relazione tra luce e ombra è la relazione tra i due edifici”, precisa Christian Coop, design director della NBBJ.

Se un secolo fa la risposta al problema dell’ombra (e agli effetti perversi generati dalla vita collettiva) era politica e tecnica, oggi la soluzione è tecnologica. È evidente che in un secolo è cambiato il senso dell’azione architettonica. Questo ci consentirà di archiviare per sempre regole condivise e discussione politica? Penso proprio di no. Continuo a pensare che la città sia il luogo del discorso pubblico, del confronto tra idee differenti. Le tecnologie rendono possibili cose straordinarie, la parola e il pensiero la parola e il pensiero continueranno a servirci.

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