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Mobilità zen: se Muji disegna l’autobus del futuro

Mobilità zen: se Muji disegna l’autobus del futuro

Muji, il marchio giapponese famoso per abbigliamento, arredamento e cancelleria minimal, ha progettato un autobus a guida automatica, chiamato Gacha. La descrizione che ne fa la società è sfrenatamente poetica: “una capsula giocattolo, una forma universale che incarna gioia e frenesia, si muove per la città trasportando persone. È da questa immagine che è nato l’autobus navetta Gacha”. Il piccolo veicolo, dalle forme essenziali, è stato pensato come uno dei primi bus automatici in grado di funzionare in tutte le condizioni atmosferiche. Per questo, Gacha è stato testato in Lapponia e dovrebbe essere impiegato a servizio di alcune regioni finlandesi con un servizio di bus a chiamata: gli utenti potranno prenotare la propria corsa con un’app e l’autobus comporrà man mano il proprio percorso, a seconda dei punti di salita e discesa dei passeggeri.

Colpisce che un marchio conosciuto per camicie e quaderni sia salito a bordo della moda dei bus a guida automatica. E i risultati si vedono: la piccola capsula sembra uscita da un disegno di Miyazaki o da una puntata di Black Mirror, sensazione rafforzata dai disegni promozionali che raffigurano Gacha per le strade deserte di Helsinki e della campagna giapponese. Progettare un autobus automatico di design, qualunque cosa ciò voglia dire, solleva una prima questione importante: muoversi è sempre più un’esperienza che impegna una parte importante del nostro tempo quotidiano. Non è solo l’attività che ci permette di andare da un luogo all’altro, bensì un tempo che ha valore in sé. Un tempo che usiamo per lavorare, leggere mail, parlare con i nostri contatti via Whatsapp, rilassarci leggendo o anche solo guardando fuori dal finestrino. Un tempo che prevede tanti usi richiede uno spazio di qualità, che non permetta solo di soddisfare le esigenze di base del movimento (sedersi, non cadere in caso di frenate brusche), ma anche di realizzare con tutta comodità altre attività rilevanti. Da qui, l’importanza di spazi confortevoli e, nel migliore dei casi, dotati di prese elettriche e connessioni wifi.

Nella sua semplicità Gacha solleva però una seconda questione, ovvero, a cosa serve un bus a guida automatica. L’autobus del futuro, come viene insistentemente chiamato, potrebbe funzionare con lo schema – finlandese anche lui – del Maas, Mobility as a service. Il Maas si presenta come “il Netflix della mobilità”, in cui un abbonamento fisso può essere utilizzato a piacere per salire a bordo di diversi servizi di mobilità come autobus, treni, taxi e auto condivise. Con questo sistema, gli abitanti di remote regioni rurali vedrebbero migliorate le proprie mobilità di spostamento e potrebbero muoversi combinando servizi di trasporto sia pubblici che privati. Come sempre resta però il dubbio che il nuovo servizio legato a Gacha non sia accessibile a tutti, per le barriere economiche e cognitive che spesso ostacolano l’accesso alle nuove tecnologie. E il sospetto che tanta enfasi sui nuovi servizi di mobilità sia in realtà un modo per ridurre al minimo gli investimenti sui trasporti pubblici nelle aree in cui isolamento e scarsa densità di domanda rendono particolarmente costoso offrire servizi tradizionali come autobus e treni.

Per rispondere a questi dubbi, restiamo in attesa del 2021, anno per cui è prevista l’entrata in servizio dei nuovi bus a guida automatica. Vedremo se e come Gacha sarà in grado di spargere gioia nel mondo, ingiustificamente ritenuto triste, della mobilità.

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