Ma questi, chi sono? Cosa fanno? Dove stanno?

Ma questi, chi sono? Cosa fanno? Dove stanno?

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VENITE FUORI_Il nostro è un messaggio rivolto ai creativi: un invito ad uscire, ad esplorare, a capire, ad interagire con la città, il luogo dove le cose accadono, se qualcuno le fa accadere.

Il processo di (r)innovazione creativa non spetta all’urbanista, che invece di impegna per renderlo possibile, cercando e ordinando le pedine del domino. La possibile umanità del quartiere risiede nei suoi punti critici, per definizione migliorabili, e nelle forze attuali (o potenziali) dei residenti. La ricerca di queste nella zona studio di via Tertulliano (Milano), ha portato a risultati quanto meno inaspettati: nel raggio di tre isolati sono attivi 15 tra studi di design e architettura, gallerie d’arte, laboratori artistici – due accademie di ballo, due centri teatrali.

 

Ma, i loro nomi, sono ben celati sui portoni, nei cortili, in alto, in cima alle insegne; i rispettivi personaggi ben mimetizzati. In un’area sorprendentemente feconda, l’inventiva è tenuta nascosta, elaborata con forme segretissime nell’oscurità occulta degli studi. Di conseguenza la città non ne ricava molto, risulta luogo di transizione, il mezzo di trasporto per tanta merce creativa.

 

Il nostro è un messaggio rivolto ai creativi: un invito ad uscire, ad esplorare, a capire, ad interagire con la città: il luogo dove le cose accadono, se qualcuno le fa accadere. Un richiamo, una provocazione. Crediamo nel cambiamento e vogliamo rendere la città migliore, piacevole, bella.

 

A livello tecnico, il progetto consiste nell’istallazione di un tubolare metallico nella volumetria definita dal/dai fronti ciechi. La gabbia viene fissata per bullonatura alle pareti e, se necessario, a terra. Le linee, riprendendo la silhouette degli edifici, ri-costruiscono la prospettiva delle quinte stradali e disegnano il vuoto. Il contenitore, filiforme, indefinito è riempito con progetti altrui, liberamente pescati a km 0 dai siti web degli studi con sede in loco. Gli oggetti sono fissati con funi metalliche alle barre, o applicati alle pareti cieche.

 

di Lorenzo Sacchi, Christian Sandrin, Riccardo Scarvaci

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