London calling – but whom?

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Londra chiama! la principale città d’Europa attira continuamente le più diverse persone: dallo stagista sfruttato dalle banche della City al ragazzo italiano che serve mocaccinos da Starbucks; dall’artista concettuale in cerca di visibilità all’emiro che ha appena comprato casa nell’ultimo grattacielo sorto sul Tamigi. Tanti vogliono venire a Londra, ma la città li vuole davvero?

Secondo Rebecca Ross, autrice di London is changing, la risposta è no. La designer ha realizzato un progetto in cui le storie di chi ha dovuto lasciare Londra prendono voce su un cartellone pubblicitario del centro città. “Londra fa schifo, se non sei ricco”, dice un artista emigrato alla volta degli Stati Uniti. Un manager, nonostante lo stipendio sopra la media, afferma che “nonostante questo, non possiamo permetterci di vivere nella città in cui lavoriamo”. Uno studente, in arrivo dall’Australia, sa già che la sua sarà “una vita di povertà, nonostante sia altamente qualificato”.

Mentre cambiano le frasi esposte sul cartellone, si moltiplicano le voci di chi arriva a Londra in cerca di fortuna e spesso è costretto a tornare indietro. Tra loro, tanti sono anche i ragazzi di quella “generazione E “ che arriva dai paesi del Mediterraneo unita da Euro e espatrio (e magari, voli Easyjet per andare e tornare dall’estero). Intanto Londra, un po’ sirena che ammalia dagli scogli, chiama e continua a chiamarci.

 

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1 Comment

  • Christian Novak

    Londra come Parigi, come Milano tempo qualche anno ? Città sempre più competitive e sempre meno inclusive.
    Fino a quando e a quanto può reggere la crescita del valore posizionale e immobiliare delle capitali europee?

    9 marzo 2015 at 13:57 Reply
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    City Protest. Proteste urbane attraverso espressioni artistiche

    St Horto. The interactive garden.