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L’Isis vi porta nel peggiore luna park del mondo

L’Isis vi porta nel peggiore luna park del mondo

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La notizia è di qualche settimana fa: in alcune città del sedicente Stato Islamico, come Raqqa e Falluja, sarebbero stati aperti dei luna park. Per dare un’idea della normalità che regnerebbe nelle città sotto il suo controllo, la propaganda ha pensato bene di diffondere alcune immagini di bambini a bordo di trenini e autoscontro. A vederli, i luna park sembrano una via di mezzo tra la Dismaland di Bansky e le giostre itineranti di provincia: nessuna scena di esaltante divertimento, ma l’ordinaria tristezza dei luoghi deputati al divertimento, che diventa inquietante sapendo chi stia dietro alla gestione delle strutture.

A nemmeno una settimana dai fatti di Parigi, questa è una notizia minore. È difficile cambiare completamente argomento rispetto ai fatti in cui siamo immersi e la piccola divagazione di queste righe può sembrare irrispettosa. Anche questa notizia però racconta una normalità che prova a farsi strada, pur essendo al centro del conflitto – anzi, quasi in contrapposizione alla violenza insensata dello scontro. Le città condividono il bisogno di spazi altri, da dedicare al gioco e alla libera espressione della fantasia (dei bambini, ma non solo): non sempre però abbiamo un Van Eyck che recuperi gli interstizi tra le case, come ad Amsterdam, né un Bjarke Ingels che crei un serpentone colorato come il Superkilen di Copenhagen. Agli occhi di un bambino, anche uno spazio derelitto, con giostre recuperate da chissà dove, può andar bene in mancanza di meglio. E quell’umano bisogno di normalità che condividiamo da Parigi a Damasco forse fa tappa anche nel brutto luna park di Raqqa.

 

kkk

 

 

 

 

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