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Laboratorio Colombia: quando la pace trova il suo habitat congeniale

Laboratorio Colombia: quando la pace trova il suo habitat congeniale

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Si fa presto a dire pace.

La notizia del Nobel a dire il vero non mi coglie poi cosi di sorpresa, anche se mi fa molto piacere. In Italia arriva in tarda mattinata, e penso subito che in Colombia la maggior parte della gente per il fuso orario è ancora nelle braccia di Morfeo, come si dice. e divento quasi impaziente aspettando le prime reazioni sui social, sono proprio curioso, non vedo l’ora di leggere su Facebook i primi commenti. Eh già, perché questi sono stati giorni intensi: innumerevoli post, commenti, condivisioni di amici, studenti, colleghi colombiani. Un fermento abbastanza vivace, sofferto, caldo: chi ha vissuto lì sufficienti anni, può capire perfettamente quanto questo sia uno dei grandi appuntamenti nevralgici, della storia: la firma della Pace nella cornice di Cartagena, il “golpe” abbastanza sorprenderete (quello si mi ha sorpreso) del referendum andato a male, e poi il desiderio animato da energie prese da chissà dove, di creder comunque che si, la pace si può, è possibile e non è la somma degli emoticon, non si sorregge sulle leggendarie farsi di questo o quel leader, non è una sdolcinato anelo. E qualcosa di nuovo, un esperimento sofferto, lento, ma costante, che dirà probabilmente qualcosa di nuovo sullo stesso concetto di “Pace”.

Colombia. Un laboratorio di esperienze, di idee, di contrasti, che fa da incubatrice per l’intero subcontinente. 

La Colombia non può vantare tanti legami o circuiti culturali legati al vecchio continente come altri paesi latinoamericani più familiari per noi: un Brasile, un’Argentina, o il Venezuela per l’Italia, in particolare. Si affaccia pure sui Caraibi, che sono un mix impressionante di culture in cui domina la discendenza afro evidente nei ritmi, nei canti e nei balli: cosi è pure la costa colombiana che pure registra punte del 70% di popolazione nera; ma non tanto come in una Cuba o in una Haiti.

La Colombia si stende pure sulle imponenti Ande, e riverbera tradizioni e pratiche precolombiane tra riserve indigene come nella toponomastica, a partire dalla capitale Bogotà che ricorda la Bacatà dei Chibcha: ma non possiamo certamente affermare dire che tale componente indigena possa equipararsi alle esperienze della Bolivia, dell’Ecuador o di intere regioni del Messico. La Colombia le ha tutte queste componenti, ma nessuna prevale. La sua gente è di una dolcezza di un’amabilità sconvolgenti, come anche di una violenza inaudita. Uno dei Paesi con più alta percentuale di biodiversità, una differenza regionale tra Pacifico, Caraibi, altipiani, nevados e ambienti amazzonici… 

Quanti interessi, quante espressioni, quante rivendicazioni, quanti contrasti. Se qui la pace riesce, davvero non sarà solo stereotipo, tolleranza, assenza di violenza. Sarà costruzione di rapporti misurati tra chi è stato vittima e chi ha tolto terre e vite; sarà convivenza negli stessi spazi, guardandosi in faccia oltre il giudizio, il sospetto, la rabbia vecchia di due generazioni. Sarà la forza dei giovani e la stanchezza dei guerriglieri; la nuova economia della pace (e già abbiamo calcio in pil) che sostituisce quella delle sofisticate armi. Sarà la costruzione di una memoria, fatta non tanto di memoriali quanto di ambienti di riconciliazione, di case della cultura, di spazi per la riconciliazione. Saranno processi di memorie da sanare, di rivendicazioni da ascoltare: di bio e antropo diversità che si sta riconoscendo, e cercare di mettere insieme perché la macchina-paese possa funzionare e crescere.

In un mondo sempre più complesso, è quello che vorrei sapere sempre più: come si fa a mettere insieme e a costruire un habitat davvero pacificato, ovvero messo insieme con nuove categorie capaci di mettere a sistema valorizzando i nodi, le trame, le incongruenze, le contraddizioni e le ricchezze, come in un quella che Calvino nelle sue lezioni americane definiva “centrifuga pluralità di linguaggi e situazioni” che mi pare sia l’altro modo per dire pace, armonia declinata sulle ferite e sulle ricchezze del Nuovo mondo, speriamo, per un mondo nuovo.

Colombia, spiegacelo con il tuo formidabile laboratorio.

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