La primadonna. A Zaha Hadid la Royal Golden Medal 2016

La primadonna. A Zaha Hadid la Royal Golden Medal 2016

2013_62620_190255

Non poteva che essere l’inglese di origine irachena Zaha Hadid la prima donna a ricevere la Royal Gold Medal, riconoscimento di alto profilo che viene conferito annualmente all’architetto che si è distinto per ingegno e valore. Hadid è brava e potente (ha più di 200 architetti che lavorano per lei) e le sue curve morbide la rendono inconfondibile. Prima di lei, dal 1848, solo uomini. Ogni nome risveglia una storia a suo modo epica: Viollet-le-Duc (1864), Berlage (1932), Frank Lloyd Wright (1941), Alvar Aalto (1957), Mies van der Rohe (1959), Pier Luigi Nervi (1960). E in anni più recenti tutti i più grandi dell’architettura: Foster, Isozaki, Niemeyer, Siza, Koolhaas, Gehry, Nouvel, Piano.

Questa lunga lista di nomi rivela chiaramente che l’architettura non è un mestiere per donne. Fino all’ottocento l’idea stessa che una donna si occupasse di architettura era ritenuta assurda. Poi le donne hanno iniziato a occuparsi di design d’interni e l’arredamento, di paesaggi e giardini. Moltissime donne studiano architettura, poche riescono poi a lavorare bene, quasi tutte scompaiono quando si tratta di ottenere incarichi professionali d’alto livello.

 

Non è neppure facile ricordare almeno dieci architette degli ultimi decenni; Eileen Gray, Denise Scott Brown, Kazuyo Sejima, Lina Bo Bardi, Gae Aulenti sono conosciute solo dagli addetti ai lavori. Ci sono poi le attiviste che hanno saputo parlare di architettura e di città, come Jane Jacobs negli anni Sessanta. Infine, troviamo la generazione delle donne emergenti, che firmano qua e là progetti degni di nota, casi isolati che fanno notizia, proprio per la loro eccezionalità.

Certo è che la storia dell’architettura ha espresso poche voci femminili. Forse perché le donne hanno privilegiato il design e il progetto di interni, il contenuto al contenitore? Forse perché nell’arena pubblica è sempre stata loro sbarrata la strada? Forse perché hanno spesso lavorato nell’ombra, operose ma defilate, dei grandi studi di architettura?

L’avvento di una stagione dell’architettura più aperta ai processi che ai prodotti, più alla comunicazione e alle relazioni umane che ai segni forti e autocentrati potrebbe facilitare un nuovo impegno del femminile nelle città. E allora spero che Zaha Hadid sarà la prima tra le donne insignite e forse, in certo senso, l’ultima di quel mondo. È auspicabile una giovane generazione di ragazze che si occupano di città, di ambiente, di energia, di relazione tra spazio e società con più ironia e generosità di come lo si è fatto sino ad ora.

 

IN EVIDENZA | Elena Boccoli. Zaha Hadid (80×100 cm – tecnica mista su tavola)

You Might Also Like

No Comments

Leave a Reply

E tu cosa vorresti fare da grande? L’architetto

casalgrande_05-606x404

Ceramic Crown di Daniel Libeskind