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Instagrammabile: un’architettura a misura di selfie

Instagrammabile: un’architettura a misura di selfie

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Farsi una foto davanti al Colosseo, su una spiaggia corallina, davanti alle Dolomiti non è certo una novità. Tutti noi abbiamo in casa album delle vacanze, ricordi di un viaggio, istantanee di luoghi che abbiamo visitato tanto tempo fa. Ricordi personali che appartenevano a noi, solo a noi, e ai nostri cari. Nel tempo del web gli stessi luoghi e gli stessi viaggi non sono più strettamente personali: tutto diventa collettivo, condiviso, moltiplicato all’infinito. Ovunque ci troviamo possiamo fare vedere a tutti che cosa stiamo vivendo. In questo turbinio di immagini che affollano i social (da Facebook a Instagram), le città sembrano conoscere un periodo di particolare successo: qui si concentrano monumenti, opere d’arte, architetture più o meno famose, locali eccentrici, murales colorati. Le città diventano così dei set perfetti, scenografie suggestive, dove scattare fotografie e farsi ritratti digitali. 

Naturalmente Instagram – il social di immagini, filmati e storie, più amato dai giovani – con i suoi 800 milioni di utenti ha amplificato questo fenomeno al massimo livello. Tanto che è stata coniato un aggettivo ad hoc che descrive l’attitudine di alcuni luoghi a diventare virali: instagrammabile. 

I miei studenti di architettura, da cui ho appreso il termine, prima di ritrovarlo usato nei saggi di comunicazione, lo usano con disinvoltura. È instagrammabile il nuovo negozio di Apple a Milano, che da spazio di commercio è diventato una piazza urbana che attira turisti e cittadini, con le sue gradinate, la sua parete di acqua, le vetrate. Sono instagrammabili le grandi architetture firmate da archistar, i grattacieli e le nuove piazze, come lo sono dettagli molto piccoli di interni, l’arredo di un bar raffinato, il ristorante allestito con materiali riflettenti e specchi. Ovviamente ci sono oggetti che si prestano particolarmente a questo gioco collettivo, le superfici curve e dorate di alcune opere d’arte pubbliche, le fontane che zampillano, le sculture fuori scala, scenografie particolarmente fotogeniche e particolarmente adatte a incorniciare i ritratti dei viaggiatori contemporanei. 

Questa fotogenia degli spazi viene oggi ricercata ad arte nei centri commerciali, nei musei più evoluti, nei nuovi alberghi pensati per sorprendere, attirare, coinvolgere i propri ospiti. In un processo di continuo di rinforzo reciproco, io-ti-attiro, tu-mi-fotografi. Nei casi più sofisticati la stessa architettura si inchina alla potenza dei selfie e gioca con la propria dimensione scenografica, sacrificando funzione e bellezza. Saremo condannati a vivere dentro set fotografici? Non penso. Un giorno, molto presto, saremo saturi di tutte queste immagini e ci tornerà la voglia di mettere i piedi nelle fontane e di sdraiarci nei parchi urbani, di passare da un Apple Store o da Starbucks. Senza farlo sapere a nessuno.

 

In alto | Cloud Gate_Anish Kapoor

Cover a lato | il muro del selfie di Newham, a Londra

 

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