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Il Cairo si tinge di bianco, blu e arancione
. El Seed, tra edilizia urbana e genio artistico

Il Cairo si tinge di bianco, blu e arancione
. El Seed, tra edilizia urbana e genio artistico

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Nel sobborgo di Manshiyat Naser al Cairo, in Egitto, l’artista El Seed ha deciso di realizzare la sua opera “Perception” su oltre 40 edifici. Il murales è visibile da lontano e rappresenta una scritta araba presa dalle parole di Sant’Atanasio di Alessandria, un vescovo copto del III secolo, che tradotta significa: “Chiunque voglia vedere chiaramente la luce del sole deve prima pulirsi gli occhi”.
Manshiyat Naser è un sobborgo pieno di rifiuti, polvere e sporcizia, dove le condizioni di vita sono difficili soprattutto perché la gente è costretta a rovistare nell’immondizia tutto il giorno. Gli abitanti della zona sono infatti chiamati ‘Popolo della spazzatura’ anche se come dice l’artista: “La comunità raccoglie la spazzatura da decenni ed ha sviluppato il sistema di riciclaggio più efficiente ed altamente redditizio a livello globale’. Inoltre sostiene che questo lavoro è stata un’esperienza incredibile perché ha avuto la possibilità di lavorare a stretto contatto con persone generose ed oneste.
L’opera è ricca di colori vivaci che si differenziano dal resto delle abitazioni infatti l’artista vuole dimostrare agli abitanti che il sobborgo in cui vivono può essere visto sotto una luce diversa. Il murales vuole lanciare un messaggio di speranza e mostrare la situazione di questa zona del Cairo poco conosciuta e spesso dimenticata e sepolta sotto i suoi rifiuti. Il suo tentativo è quindi quello di mettere in discussione il giudizio che la società ha della città.

[di Andrea Sangiovanni]

 

Perception

 

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Le pareti degli edifici nel quartiere di Manshiyat Naser a Il Cairo sono state oggetto dell’ultima fatica dell’artista franco-tunisino El Seed. L’opera è un murales che occupa più di 50 edifici e consiste in un calligraffito variopinto che riproduce scritte arabe, distinguibile nella sua complessità solo se osservato da lontano, precisamente si vede dalla cima della montagna Mokattam. El Seed ha spiegato che lo scopo di ciò era far guardare con occhi diversi agli abitanti il quartiere in cui risiedono, “costringendoli” così a viverlo in modo differente. Il sobborgo ha strade impolverate e piene di rifiuti ed è un luogo dove è difficile vivere: è conosciuto come città spazzatura, visto che molti dei suoi abitanti per sopravvivere rovistano tra i rifiuti che ricoprono case, vicoli, balconi e cercano di riciclare tutto ciò che è possibile.

Il progetto prende il nome di Perception, ed è principalmente di tre colori: bianco, blu e arancione.
Le calligrafie di El Seed lanciano un appello alla libertà usando i colori della tradizione e citando le parole di San Atanasio di Alessandria, un vescovo del III secolo, che disse: “Chiunque voglia vedere chiaramente la luce del sole deve prima pulirsi gli occhi”.

La verità dell’artista però è differente, infatti sul suo profilo Facebook ha scritto che quel luogo che tutti percepiscono come un ambiente sporco ed emarginato in realtà è dimora di persone generose e oneste che l’hanno accolto come un membro integrante della famiglia. Un ulteriore precisazione la fa sul nome che viene comunemente dato alla comunità che abita la città: Zaraeeb, che letteralmente significa popolo della spazzatura.

El Seed non ritiene sia giusta questa definizione poiché loro in fondo sono coloro che puliscono la città del Cairo da decenni e hanno inoltre sviluppato un sistema di riciclaggio tra i più efficienti al Mondo.
Il governo egiziano ha da sempre mostrato poca tolleranza per gli artisti, basti pensare al recente perseguimento di un romanziere con l’accusa di aver danneggiato la moralità pubblica. Gli artisti di strada, soprattutto, sono costretti a lavorare in fretta e in segreto. El Seed però avendo scelto un angolo abbandonato della città, quindi lontano dalla vista dei funzionari e autofinanziandosi, ha dovuto avere solo la benedizione della comunità, ottenuta tra l’altro senza problemi.

[di Fabio Scavazza]

 

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