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I “Ponti Verdi”. Il futuro sempre più presente di un passato poco pianificato

I “Ponti Verdi”. Il futuro sempre più presente di un passato poco pianificato

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Collegamento e comunicazione per secoli sono stati i fondamenti della creazione di un paesaggio in grado di garantire mobilità e libertà agli esseri umani. Ma cosa fare quando questi stessi principi determinano una rottura nel sistema naturale mondiale? L’edificazione di strade, ferrovie e autostrade ha inciso in maniera permanente il territorio, territorio che modificandosi ha dato vita ad un ambiente diverso.

I problemi relativi ad uno sviluppo così dirompente di infrastrutture non sono solo legati al consumo di suolo, ma anche, e sembrerebbe un paradosso, all’isolamento. Intere comunità di animali infatti si sono ritrovate a doversi scontrare con un confine ben preciso, una barriera di cemento e auto che, oltre a comportare processi di speciazione obbligata, causa morti ogni giorno. Una soluzione a riguardo esiste e si riflette nella costruzione di veri e propri ponti verdi, strutture che funzionano da collegamento tra le due sponde, cavalcavia studiati per il passaggio di animali; un’estensione della flora del sito, un’unione tra natura e artificio.

Tra i progetti più evoluti e meglio riusciti è facile identificare quello del Banff National Park che, con i suoi 44 attraversamenti per animali selvatici, è in grado di garantire un fluido processo di migrazione animale lungo tutti i 200km della Trans-Canada Highway. Sì, perchè proprio 200 sono i km di autostrada a quattro corsie nel cuore del parco nazionale. Di fronte ad uno scenario del genere questi 44 ponti perdono forse un po’ del loro significato e fanno sorgere due riflessioni. La prima dalle radici antiche ed estese, per cui queste strutture risultano essere una ‘toppa’, un atto urbanistico volto al rimedio, alla mitigazione dei danni che la costruzione di autostrade ha comportato col passare del tempo, un tentativo di salvare una situazione poco pianificata, nata, come spesso accade, dall’aver trascurato le importanti relazioni che esistono tra struttura e contesto. La seconda invece più razionale e pratica: se l’uomo non puó fare a meno di pianificare il territorio, se uno dei suoi istinti è quello di costruirsi una vita migliore, allora perchè non utilizzare questa propensione per realizzare dove necessario più ponti verdi? Perchè limitarsi ai 44 del Parco di Banff e non estendere il processo su scala mondiale? Effettivamente è in atto in tutto il mondo una risposta concreta a queste ultime domande, nella speranza di una presa di coscienza dell’uomo nei riguardi dell’ambiente e del resto degli esseri viventi.

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Banff National Park

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