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Henry Ripke: l’architetto dietro il ponte di Dresda

Henry Ripke: l’architetto dietro il ponte di Dresda

Quando vince il concorso internazionale per la progettazione di quello che sarebbe diventato il più controverso ponte in Germania, a Dresda, il Waldschlößchenbrücke, ha 36 anni. “Col mio gruppo non avevo vinto mai nessun concorso” ricorda l’architetto Henry Ripke al quotidiano tedesco The Local. “Fu una sorpresa e un successo inaspettato”.
Ci vogliono poi diciassette anni prima che egli veda l’opera terminata, tra le due sponde dell’Elba. In mezzo, tutta una serie di vicende politiche-istituzionali che hanno reso la storia molto complicata.

Il progetto e l’esecuzione dell’opera vengono da subito confermati con referendum popolare senza alcun clamore. I problemi emergono nel 2006 quando arriva formale protesta dell’UNESCO, a seguito della quale le autorità cittadine sospen  dono i lavori.
“Fu un vero shock” afferma Ripke “perché l’UNESCO era perfettamente informato sul progetto definitivo del ponte; alcuni dettagli erano stati anche discussi con loro. Non riuscivo a credere ad una loro improvvisa opposizione”.

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ph._mondo [via Il Post]

D’altra parte l’UNESCO non ce l’ha col design del ponte in sè; contesta la scelta di erigerlo proprio in quell’area sensibile, Patrimonio dell’Umanità. La preoccupazione è quella di deturpare per sempre la vista della Dresda barocca.
L’Alta Corte di Sassonia conferma nel 2007 la prosecuzione dei lavori ma i problemi non finiscono. Emergono alcune problematiche relative alla logistica del traffico al danneggiamento dei battelli. I lavori si interrompono nuovamente.
Ma è del 2009 l’ultima intimazione dell’UNESCO, che minaccia ufficialmente di espellere Dresda dalla lista dei siti tutelati negandole automaticamente lo stato di Patrimonio dell’Umanità.
La fine della storia la conosciamo dai giornali e dai tg: il 24 agosto il ponte viene inaugurato ma Dresda esce dalla lista UNESCO.

Ripke ostenta oggi grande sicurezza nel dichiarare di non aver alcun rimpianto in merito al suo progetto; “si erano messi in testa che lì un ponte non ci andava; anche la struttura più bella del mondo non l’avrebbero mai approvata” dice ai giornali.
“E’ stato condotto uno studio attento sull’integrazione formale del ponte nel territorio. La linea degli archi bassi riprende quella dei ponti più vecchi della città” dice Ripke, ricordando inoltre di essersi ispirato al famoso ponte di Dresda Blaues Wunder.

Ma quello che interessa davvero a Ripke (come lui stesso ricorda più volte) è la funzionalità dell’infrastruttura; l’utilità dell’attraversamento del fiume in quel punto e la fluidità dei flussi di traffico. In realtà questo sembra essere anche la posizione della maggior parte dei cittadini, che non si scompongono più di tanto dinanzi alle recriminazione dell’UNESCO.
Tutta questa baraonda non sembra neanche aver danneggiato minimamente la carriera di Ripke, che anzi continua a macinare incarichi di progettazione di ponti in Germania…

 

 

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