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Giardinieri planetari. Istruzioni per l’uso

Giardinieri planetari. Istruzioni per l’uso

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La signora Giada Turrini e suo marito Alfonso Lazzaro Gesualdi vivono nel quartiere Forlanini, poche fermate in autobus da Rogoredo, al pian terreno di un condominio recentissimo, con pochi abitanti, ora come ora quasi tutti in vacanza. È una zona tranquilla, senza troppi rumori, e se si alza il vento pioppi e i carpini fanno un concerto di fruscii insieme agli uccelli. Fuori dalla cucina hanno un giardino su strada e a proteggerli da sguardi una siepe di Rhynchospermum jasminoides – il famoso falso gelsomino, quello che arricchisce di fiori bianchi e profumo le estati mediterranee – invecchiata per le potature sbagliate. Il giardino si attraversa con poche lunghe falcate, è rettangolare e molto semplice: qualche vasetto di piante da utilizzare in cucina, un rigoglioso prato verde scuro, un verde zuppo di acqua che occupa tutta la superficie.

L’estate è iniziata due giorni fa, ma il caldo è arrivato da settimane, insopportabile e i signori Turrini-Gesualdi, che tengono molto al loro giardino, per star tranquilli usano un piccolo irrigatore con una centralina computerizzata, perché durante il giorno sono fuori casa per lavoro. Il timer è impostato per attivarsi quattro volte nell’arco della giornata, ogni sei ore a partire dal sorgere del sole.

Fa talmente caldo che sembra di camminare per strada con indosso un pesante cappotto, la città è un forno, e la campagna non è da meno: non è il poco cemento a salvare dalle temperature insopportabili, né i fiumi che portano l’oro blu dalle altezze alpine alla pianura verso il mare. Il Po è basso e con lui tutti i suoi rami, ed è basso anche il Ticino, è basso il Lambro, i campi sono assetati e la terra riarsa, l’acqua evapora senza tregua.

Antichi manuali di agraria riportano un proverbio passato di lavoratore in lavoratore: “una buona zappatura è una mezza annaffiatura”, ma qui si tratta di superfici vaste, enormi, non può essere gestita una situazione simile manualmente.

Come molti amano ripetere, l’acqua è sempre la stessa in tutto il globo, non è possibile perderla, ed hanno ragione! Anche inquinata, anche dispersa, l’acqua non aumenta né diminuisce, e questo sembra rassicurare molti, dei molti che non pensano al numero – crescente – di persone che hanno necessità di quest’acqua per i motivi più disparati, perché l’acqua è igiene, è dissetarsi, è produrre verdure e carne, plastica, cotone, divertimento e tutto quanto comporti l’intervento umano dall’inizio dei tempi.

I signori Turrini-Gesualdi, forse anche giustamente, non ci pensano, perché sono abituati a questo utilizzo da sempre, ed è lontana da loro l’idea che se fa caldo non siano solo loro ad utilizzare più acqua, ma tutti, e che se tutti usano più acqua questa finisce. Un comportamento molto deludente e banale da parte dell’acqua, ma basta ricordare l’estate del 2003 per non far troppo affidamento su di lei.

Una cosa che di certo non sanno i signori Turrini-Gesualdi è che se dessero un calcio al prato o i loro nipotini ci corressero sopra l’erba volerebbe via a ciocche, per la debolezza delle radici ubriache d’acqua e che non necessitano di cercarla a fondo nel terreno, e se dicessi loro che un prato verde e forte si può avere anche usando pochissima acqua* loro accoglierebbero la proposta con un sorriso, continuando a fare come hanno sempre fatto.

 

*ad uso dei signori Turrini-Gesualdi volevo aggiungere che le piante, proprio come noi, sono in grado di adattarsi alle situazioni e alle amarezze della vita, per cui il consiglio è quello di ridurre gradualmente le annaffiature: a partire dai primi caldi, attendere che il prato dia i primi segni di sofferenza e che, quindi, cominci a ingiallire e solo a quel punto annaffiarlo abbondantemente. Continuare la dieta ferrea fino al successivo ingiallimento: vedrete, cari coniugi, che il prato avrà bisogno di sempre meno acqua, perché le radici sono andata a cercarla in fondo, sempre più in fondo, così l’avrete messo in salvo dai piedi infidi dei vostri nipotini e avrete risparmiato qualche litro d’acqua alla rete idrografica lombarda.

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