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Fuck street art: quanto durerà il successo dei graffiti?

Fuck street art: quanto durerà il successo dei graffiti?

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La street art è ovunque. È la grande soluzione per i problemi di qualsiasi contesto urbano, o così sembra. Ma questo successo è destinato a durare? A guardare le città più diverse in giro per il mondo, sembrerebbe di sì. La Paz ha appena inaugurato un nuovo complesso di case a basso costo, con le facciate interamente ricoperte di disegni ispirati alla tradizione indigena. Roma sta provando a riscattare le proprie periferie con i murales. Ogni muro cieco è potenzialmente lo spazio per la prossima nuova opera di street art, come ormai stanno imparando gli studenti di ogni laboratorio di architettura. Insomma, anche il luogo più sperduto può ambire a diventare la nuova Bristol, con il proprio Banksy locale o d’importazione.

Eppure, due piccoli episodi, con protagoniste opere di Blu, fanno riflettere su quale possa essere davvero il futuro della street art. A Milano, un grande murales sul rilevato della ferrovia a Lambrate è stato lasciato sbiadire. Anzi, la parete è rientrata nell’elenco comunale dei muri vuoti messi a disposizione dei writer per realizzare legalmente nuovi disegni. Come in un palinsesto medievale, nuovi disegni (bruttini) si sovrappongono all’opera precedente, ormai andata persa. A Bologna invece il grande disegno sulla parete di un centro sociale è stato vandalizzato al grido “No street art, fuck street art”. Episodi simili sono avvenuti anche a Berlino, come protesta contro i processi di gentrification in corso: la street art del resto ha spesso un grande ruolo nei fenomeni di rigenerazione urbana.

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Quali che siano le opinioni, le due notizie fanno pensare al presente e al futuro della street art. È sempre possibile proporre la realizzazione di nuove opere, è una soluzione che può funzionare ovunque? Oppure è necessario che i disegni non piacciano solo ad amministratori ed instagrammer, ma anche a quanti vivono un certo quartiere? Nonostante l’indiscutibile bellezza delle opere, la risposta non è sempre scontata.

Ma soprattutto, qual è la dimensione temporale della street art? Esposti alle intemperie (e alla drammatica mancanza di fondi pubblici), i disegni sui muri delle città richiederebbero una continua manutenzione, che pochi sarebbero in grado di realizzare. Forse la street art serve a mostrare che un luogo può essere diverso da come appare ogni giorno. Mette in mostra un’immagine differente, che al grigio di un muro cieco sostituisce i colori di un murales. Ma questa funzione è limitata nel tempo. Viene meno man mano che la street art sbiadisce, a causa tanto delle piogge quanto dell’abitudine di chi la guarda ogni giorno. Dovremmo allora pensare la street art come un fenomeno effimero, bellissimo ma a durata limitata, che regala nuova luce ai luoghi anche solo per poco.

 

 

 

Immagini (in ordine)

Street artist,  [ph. ANNAR50/Wales News Service]

Whipala, Roberto Mamani | El Alto, Bolivia [ph. AIZAR RALDES/AFP/Getty Images]

Natura Morta, Reka | Tor Marancia, Roma

Mild Mild West, Banksy | Bristol

Better by bicycle, Blu | Stazione di Lambrate, Milano

“Fuck Street art, no street art” sul murales di Blu a Bologna

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