Natural History Museum

È più importante il quadro o la cornice? Paradossi e pensieri sull’arte “fuori luogo”

È più importante il quadro o la cornice? Paradossi e pensieri sull’arte “fuori luogo”

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Ha valore un’opera se la togliamo al suo naturale contesto? Ogni volta che qualcuno prova a proporre espressioni artistiche “fuori contesto”, il virtuosismo di un violino classico in una stazione (come l’esperimento de La Lettura, con Carlo Maria Parazzoli che suona Bach), la recita di capolavori della poesia per strada (Percorsi diVersi, sempre organizzato a Milano dalla Fondazione Corriere della sera e La lettura), pezzi di teatro in un parco urbano, la domanda è lecita. Perché per quanto sia nobile provare a portare l’arte fuori dai teatri e dai musei, dalle scuole e dai libri, tuttavia di solito, i risultati sono modesti. Le persone paiono frettolose e distratte, e, salvo eccezioni, per nulla disponibili ad attardarsi.

Sono in pochi quelli che paiono risvegliarsi dal torpore mattutino o dalla stanchezza della sera, pochi quelli che sanno riconoscere l’autore o il valore di un pezzo musicale. La cultura si straccia le vesti di fronte all’insipienza dei passanti. Che proprio con la loro indifferenza pongono ai promotori di queste iniziative domande di senso non eludibili. Il valore di un’opera d’arte, di un dipinto, di brano musicale, di un testo letterario – se facciamo riferimento a opere della modernità – nasce insieme alla sua cornice: la musica o la parola nel teatro, il dipinto in una chiesa o in un interno, là dove le persone indossano un habitus di attenzione, dove sostano, si attardano, smettono di compiere altre azioni. Un’attenzione possibile proprio in virtù del contesto: una buona acustica, una scena teatrale, il silenzio della sala, l’alternanza del buio e della luce. È la cornice che genera e perpetua il valore dell’opera e definisce i comportamenti, le emozioni, le percezioni delle persone. Solo l’arte contemporanea, nel suo definitivo sciogliersi dalla propria cornice di senso, prova a fare a meno del proprio contesto e a vivere sradicata dal come e dal dove. Per questo, ahimè, troviamo sterili i tentativi di portare l’arte senza mediazione alcuna nei luoghi del quotidiano, della fretta e della folla. Lì, anche Bach, anche Dante, anche Chopin perdono loro capacità espressiva per confondersi con lo squillo dei telefoni e gli annunci dei treni.

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In alto, Carlo Maria Parazzoli

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Fermata Garibaldi della linea due della metropolitana di Milano. I passanti ascoltano Lisa Capaccioli leggere i testi poetici di Anna Andreevna Achmatova | ph. Fotogramma

 

Cover a lato, “Natural History Museum” by Eugenia Loli

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