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DYSTURB. Giornalisti scrivono sui muri come su fogli bianchi

DYSTURB. Giornalisti scrivono sui muri come su fogli bianchi

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Nel tempo in cui l’informazione è (solo) virtuale, virale e social, un gruppo di giovani giornalisti tenta l’operazione contraria. Fa informazione utilizzando come strumento privilegiato i muri delle grandi città, attraverso l’affissione di gigantografie che raccontano che cosa sta accadendo nel mondo. Si tratta di un centinaio di giornalisti sparsi in varie nazioni che ha deciso di sottrarsi al meccanismo che promuove o respinge le notizie sulle grandi testate sulla base di logiche politiche o commerciali, per raccontare storie direttamente alle persone. Nello spazio pubblico dove passano bambini, anziani, famiglie.

Disturbare, richiamare l’attenzione, informare in modo diretto e senza mediazioni è il loro obiettivo. Attraverso le immagini. Immagini senza commento. Immagini che conducono il passante dentro storie e vite e volti.

Le loro foto (di 2×3 metri le più piccole, di 3×4 metri le più grandi) sono affisse nelle città utilizzando rigorosamente il bianco e nero e con una colla a base di grano che non lascia tracce permanenti negli spazi pubblici. Le opere così realizzate sono poi fotografate e condivise sui social, diventando, come dicono i promotori, a loro volta “piazze digitali”. «Se non ci fossero gli smartphone, e con loro piattaforme come Facebook, Twitter, Instagram e Pinterest, saremmo fermi ancora a 20 anni fa, quando mancava ogni tipo di relazione tra il lettore e il fotogiornalista», dicono Pierre Terdjman e Benjamin Girette.

Dysturb punta a un pubblico di giovani – i più disillusi rispetto all’informazione che circola sui media – per questo ha pensato, soprattutto in Francia di lavorare a stretto contatto con le scuole, perché i ragazzi possano accedere alle immagini, commentarle e discuterle in classe.

#Dysturb campaign in NYC. ©Benjamin Petit

#Dysturb campaign in NYC. ©Benjamin Petit

Dysturb campaign in Melbourne, Australia. ©Benjamin Petit

Dysturb campaign in Melbourne, Australia. ©Benjamin Petit

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