PersonWalkingCityGirlStreetShoesPinkNikeBagWomanFemaleYoungTravelUrbanOutdoorsLifestylePedestrian60e5d

Donne. Una presenza visibile nello spazio pubblico

Donne. Una presenza visibile nello spazio pubblico

superkilen-copenhagen-red-square

Ci accorgiamo delle cose importanti, delle nostre libertà, delle nostre conquiste quando rischiano di venire a mancare. Come camminare sole nello spazio pubblico, anche di notte, sentirci sicure mentre prendiamo un mezzo pubblico, attardarci a parlare per strada con le amiche, prendere la parola in pubblico nel rispetto di essere ascoltate. Per questo siamo stati così colpiti dai fatti di Colonia e di Monaco, dove nella notte di San Silvestro i corpi delle giovani donne sono diventati, improvvisamente, oggetto di attenzione e sopruso e l’integrità dei corpi minacciata da mani importune, sguardi torbidi, parole indecenti.

Quale cortocircuito atavico e tribale ha potuto suscitare questo attacco al corpo delle donne nello spazio pubblico? Possiamo pensare alla bellezza delle città europee, alla cultura, alle arti e alle scienze senza pensare a quella che Claude Habib chiama la “visibilità del femminile e più precisamente una visibilità felice, una gioia di essere visibili” nello spazio pubblico?

É difficile. Eppure sappiamo che ci sono interi Paesi e città e paesaggi dai quali le donne sono state cancellate. Confinate ad abitare gli interni delle case entro una dimensione privata del vivere (e privato ci suggerisce un’idea di privazione). La segregazione assume forme diverse: spazi dedicati solo alle donne, spazi degli uomini interdetti alle donne, divieti, confini, imposizioni di abiti che cancellano ogni femminilità, restrizioni di movimento, costrizioni fisiche e psicologiche.

Per questo di fronte ai fatti di Colonia, scrive lo scrittore algerino Kamel Daoud, «l’Occidente reagisce perché è stata toccata “l’essenza” stessa della sua modernità – laddove l’aggressore non ha visto altro che un divertimento». La presenza attiva (e sicura) delle donne nello spazio pubblico, nei parchi e nelle piazze, da sole o in gruppo, di giorno come nelle ore notturne, è una conquista civile, peraltro sempre fragile, su cui vigilare.

Il corpo (delle donne), nella sua accezione più profonda, è uno dei temi irrisolti del nostro tempo. Il corpo, la sua esposizione in pubblico, il femminile, il sesso nelle sue espressioni, sono il punto debole e contraddittorio delle grandi tradizioni religiose, da sempre. L’ambizione di controllare, mortificare, addomesticare il corpo porta con sé una dimensione di violenza e di frustrazione che ci deve interrogare. Non è solo l’Islam, che pure oggi appare poco attrezzato a porre pubblicamente la questione della dignità e della libertà del corpo femminile, ma sono tutte le grandi tradizioni religiose a dover fare i conti con un’atavica avversione per la femminilità. Le donne sono corpi vivi, in carne e ossa, che stupiscono e suscitano mistero, seducono e inquietano, abitano il mondo e il suo spazio pubblico, prendono la parola e giocano. Un mondo abitato da queste donne è un mondo migliore anche per gli uomini.

 

Immagini

Superkilen, Red Square | Copenhagen

 

You Might Also Like

No Comments

Leave a Reply

cover_freitag

FREITAG, più che borse uno stile di vita. La seconda vita dei materiali provenienti dalla strada

cover_womenability

Womenability: una ricerca per migliorare la vita delle donne nello spazio pubblico