Collection | Jo Noero Interview

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Ci interessa vivere la contemporaneità guardando all’arte, all’architettura, al cinema e alla musica, ci interessa pesare modi di progettare e di formarsi basati su un legame molto stretto ed inevitabile fra mondi che ultimamente tendono a seguire per cultura strade diverse. E’ una collezione di domande e risposte (nate dall’esperienza di magazineREM) attorno al tema comune dell’architettura, della musica e del cinema, è una raccolta costruita intervista dopo intervista, settimana dopo settimana. Nel tempo è nata una playlist e una filmografia. E’ una raccolta di interviste fatta da Minkyung Han e Marco Belloni.

 

JO NOERO

 

M.H. e M.B. – Spesso il cinema è riuscito a prefigurare scenari di architetture possibili o utilizzare architetture esistenti per inscenare delle storie. Quale è il suo rapporto con il cinema, pensa mai alle sue architettura viste dal punto di vista di una cinepresa o di una storia che può accadere? 

Jo Noero – Questa è una domanda difficile. Il punto di vista di una cinepresa è completamente  diverso da quello di una persona che si muove attraverso lo spazio, uno è sceneggiato, l’altro è a braccio. Tuttavia c’è molto da imparare da come sono fatti i film. A questo proposito penso che il lavoro di Hitchcock sia esemplare. Ciò che mi interessa invece è il racconto, come il cinema riesce a rappresentare diversi mondi ed in qualche modo ad anticipare il futuro. Per esempio il film di Spielberg Minority Report mostra un mondo diviso tra lavoro e casa, tra città ultra moderne e periferie tradizionali: questa previsione è perfetta, noi stiamo vivendo tutto questo e l’urbanistica ci sta portando in questa direzione.

 

M.H. e M.B. – The cinema was able to foresee architectural sceneries or to use existing architectures to stage some histories. To you, how about relationship with the cinema, do you ever think about architecture seen by the point of view of a camera? 

Jo Noero – This is a difficult question. The point of view of a movie camera has a different relationship with that of the person moving through space – the one is scripted, the other unscripted. However there are lessons to be learnt from how movies are made. I think in this regard that the work of Hitchcock is exemplary.  The issue that interests me is the narrative of movies and how cinematic context is made to represent different kinds of worlds – for example Spielberg’s film Future Imperfect shows a world divided between work and home – between the ultra modern city and the traditional suburbs of a city in the future – this prediction is accurate and we are seeing this being played out already through the new urbanism movement.

 

M.H. e M.B. – La musica influenza il processo architettonico ? Lei ascolta musica mentre lavora? Chi è l’artista che preferisce?

Jo Noero. – Ascolto sempre musica mentre lavoro. I miei gusti musicali variano molto, ascolto da Eminem a Santana a Beethoven, ascolto ciò che è disponibile. L’idea di Schiller dell’architettura come musica congelata è molto interessante, ma ancora una volta, come i film, racconta solo un lato della storia. Le questioni di composizione e notazione tratte dalla musica possono essere molto utili per l’architettura. La musica aiuta a dare leggerezza al mio lavoro, musica ed architettura mi commuovono, ma in modi molto diversi.

 

M.H. e M.B.- Does the music influence your architectural process? Do you listen to music while you are  working? Who is the artist that you prefer?

Jo Noero – I always listen to music when I work – my music tastes vary widely from Eminem to Santana to Beethoven – I listen to what is available. Schiller’s idea that architecture is like frozen music is interesting but again, like movies, only tells half the story – issues of composition and notation drawn from music can be very useful to architecture – however the reference in my work to music is always very slight – I am moved by music like I am moved by architecture but in very different ways.

 

INTERVISTA COMPLETA @ magazinerem.tumblr.com

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