Potrei ma non voglio. Le infinite possibilità a cui rinunciare nella vita in città

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Dove abito io, potrei fare la spesa in ogni ora del giorno. Tutto il giorno e tutta la notte. Se nel cuore della notte mi ricordo che mi manca il sale non è un problema. Non devo certo bussare al vicino di casa. Potrei andare al cinema tutti i giorni e vedere un film diverso, la multisala cambia programmazione tutti i mercoledì. Ogni domenica potrei andare a teatro, al museo, alla pinacoteca, sentire un concerto in una bella sala o in un parco d’estate. Quanto a mangiare, in ogni angolo della città trovo cibo in abbondanza e per tutte le tasche, di ogni gusto e provenienza. Posso scegliere la scuola dei miei figli, tra molte, decidere a quali gruppi sportivi iscriverli. Se avessi molto tempo potrei attardarmi nei piccoli negozi del quartiere, se ne avessi pochissimo potrei decidere di farmi portare la spesa a casa, un piatto già pronto prima dell’arrivo degli ospiti, una pizza a tarda ora.

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Global strike for future. Milano 15 marzo 2019. Noi ci siamo!

 

Non ci sono più scuse per non agire contro i cambiamenti climatici

“Quando avevo più o meno otto anni, sentii parlare per la prima volta del cambiamento climatico, o riscaldamento globale. Era stato creato dagli uomini, a quanto pareva, col nostro stile di vita. Mi fu chiesto di spegnere le luci, per risparmiare energia; e di riciclare la carta, per risparmiare risorse. Ricordo di aver pensato quanto fosse strano che gli umani – una specie animale tra le tante possibili – fossero in grado di alterare il clima mondiale. Perché se così fosse, se davvero stesse succedendo, di certo non parleremmo di altro. Non appena accendete la TV, ogni trasmissione parlerebbe di questo. Radio, giornali, servizi televisivi: non dovreste leggere o sentire altro, quasi fosse in corso una guerra mondiale. Ma nessuno ne parlava, mai. Se la combustione di fonti fossili fosse una minaccia esistenziale, come potremmo mantenere lo status quo? Perché non sono state imposte restrizioni? Perché non è stato reso illegale? ”

Greta Thunberg, 16 anni, la voce della lotta al cambiamento climatico con i suoi “FridaysforFuture” raduni, sit in, manifestazioni ogni venerdì di fronte alle istituzioni locali, sarà presente a Milano per lo Sciopero Globale del 15 marzo una mobilitazione generale che si terrà in moltissime città del mondo, per chiedere “una politica climatica più ambiziosa, a livello globale, europeo e nazionale”.
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Wakanda, la città ideale proiettata al futuro e legata alla tradizione

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Vincitore del premio Oscar alla miglior scenografia Black Panther ha fatto parlare di sé per le sue trovate urbanistiche. Il Wakanda, uno stato all’avanguardia tecnologica, rimasto isolato dal resto del mondo ha sviluppato un’identità architettonica unica: futuristica e tradizionale al tempo stesso. Lanciati verso il futuro grazie a illimitati giacimenti di un metallo che sembra in grado di risolvere ogni problema, i wakandiani vivono in una città pedonale, con un’ottima rete di trasporti pubblici: piccoli shuttle e treni a levitazione magnetica ad alta velocità, aree verdi e grattacieli. Un’utopia che a detta di Brent Toderian manca solo delle biciclette. In Wakanda c’è tutto, sempre secondo Toderiam, dall’urbanismo su grande scala, all’edifico a scala umana, si percepisce che la città è densamente popolata, ma non ci si sente oppressi.Read More

Giocare su un ponte? Forse si può (ma non a Genova)

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“Non vogliamo solo rifare velocemente il Ponte Morandi, ma anche renderlo un luogo vivibile, un luogo di incontro in cui le persone si ritrovino, possano vivere, giocare, mangiare”. È l’ultima dichiarazione del ministro Toninelli a proposito del futuro Ponte Morandi, che riprende una proposta alternativa per la ricostruzione del viadotto: invece della struttura leggera proposta da Renzo Piano, l’architetto Stefano Giavazzi ha proposto una complessa struttura in acciaio che dovrebbe ospitare uffici, ristoranti, parchi, pannelli solari e, in cima a tutto, un parco (oltre, ovviamente, alle corsie dell’autostrada). Contro Toninelli si è subito alzato un coro di critiche, che si domanda chi mai farebbe andare a giocare i propri bambini in mezzo al ponte di un’autostrada. Ebbene, c’è chi lo fa. E anche con un certo successo.

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Senza le voci dei bambini le città sono morte

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Potrebbe essere l’ispirazione per un romanzo alla Stephen King. Una città perfettamente sterilizzata dalla presenza dei bambini, via dalle strade e dai giardini, dai ristoranti e dai cinema. Una città abitata solo da adulti, o meglio da vecchi ancora in salute, dediti ai loro piaceri e ai loro passatempi senza impegno né scadenza. Una città senza il vociare dei bambini piccoli all’uscita dalle scuole o dagli asili, finalmente liberati dalle angustie degli spazi scolastici, quando esplodono con fuochi d’artificio, festosi e acuti. Una città senza le biciclette, i passeggini, i monopattini, gli skateboard. Una città compostamente in silenzio.Read More

Texas, dove gli Stati Uniti stanno cambiando

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Il Texas è quanto di più statunitense ci si possa immaginare. E lo è anche oggi, mentre gli Stati Uniti si stanno trasformando in un paese diverso da quello affermatosi nel corso del Novecento. Se il Texas è sempre stato il simbolo della bigness americana, ad oggi è lo specchio di un paese che sta acquisendo una nuova identità e fatica ad accettarla. Già solo Houston, la più grande città dello stato, racconta il Texas e quel che sta diventando.Read More

Quito Papers: vita e morte dei grandi esperti di città

Basta Le Corbusier, è il momento di una nuova Carta d’Atene. A redigerla sono stati influenti intellettuali attivi sui temi delle città: sociologi come Saskia Sassen e Richard Sennett, architetti come Richard Burdett, il presidente di UN Habitat Joan Clos. E per presentarla hanno scelto Quito, capitale dell’Ecuador, dove l’anno scorso si è tenuta la conferenza Habitat III delle Nazioni Unite e in cui è stata presentata la Nuova Agenda Urbana. Nascono così i Quito Papers, ambizioso lavoro che intende andare oltre il modello modernista della Carta d’Atene e proporre una nuova idea di città.

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Adidas a Berlino: nascono le sneaker del trasporto pubblico

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Niente di meglio che un paio di scarpe per promuovere il trasporto pubblico. È l’idea, solo apparentemente bizzarra, alla base della nuova collaborazione tra Adidas e BVG, l’azienda dei trasporti pubblici berlinesi. Adidas ha appena messo sul mercato un paio di sneakers ispirato alla metropolitana berlinese, riprendendone i colori della tappezzeria dei sedili. Ma ancora più speciale è la linguetta delle scarpe: è un abbonamento annuale in piena regola, valido su tutta la rete del trasporto pubblico berlinese. Con la semplice scritta “biglietto annuale a tariffa speciale”, le nuove sneaker di Adidas permettono infatti di circolare liberamente su tram, autobus e metropolitane della capitale tedesca, senza che i temibili controllori della BVG possano avere nulla da obiettare.Read More

Architetti fra le baracche: tentativi di risposta nelle città informali

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C’è spazio per un architetto in un quartiere informale? Sono a Cazucá, periferia sud di Bogotá e mi faccio questa domanda. Sono qui per partecipare ad un workshop nel quartiere di Altos del Pino, organizzato dall’associazione locale Proyecto Escape e dall’Observatorio Urbano Hábitat dell’Università La Salle: insieme a studenti di Architettura, Urbanistica, Ingegneria ambientale e Comunicazione, provenienti da Colombia, Germania e Italia, collaboriamo alla realizzazione di alcune opere all’interno del quartiere, destinate sia alla comunità che a singole famiglie.

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Pablo Escobar, l’urbanista che non ti aspetti?

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“Pablo Escobar è morto da vent’anni, ma in Europa la gente ancora non lo sa”. Narcos, la serie di Netflix dedicata al narcotrafficante, non aiuta a sradicare il pregiudizio di una Colombia vista sempre e soltanto come paese in cui il traffico di droga regna indisturbato. Mentre inizia la terza stagione della serie, vale forse la pena di complicare un po’ le cose raccontando un lato poco conosciuto del narcotrafficante più famoso al mondo: Pablo Escobar come urbanista, o quasi.

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