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CAMOUFLAGE 2.0. EXPO PROVA A NASCONDERE LA VERGOGNA. CI RIUSCIRA’?

CAMOUFLAGE 2.0. EXPO PROVA A NASCONDERE LA VERGOGNA. CI RIUSCIRA’?

Al tempo di Sant’Ambrogio a Milano si era deciso di prolungare il periodo del Carnevale per aspettare il ritorno del santo da un pellegrinaggio prima della quaresima o, come sembrano dire le versioni meno folkloristiche, perché a causa della peste era stato impossibile celebrarlo nel periodo canonico. A quanto pare ci hanno preso gusto. “A Milano c’è stata una bella pestilenza fra corruzioni, appalti truccati e lavori rallentati. Perché non ci consoliamo con una bella mascherata?”. Magari hanno pensato questo i grandi dirigenti di Expo, che per rallegrare le povere anime dei cittadini e (soprattutto) delle migliaia di turisti previsti hanno deciso di indire un bando per mascherare il cantiere, che a quanto pare è rimasto alquanto menomato da tutte queste turbolenze. Le purtroppo note vicende hanno lasciato i lavori ad uno stato terribilmente arretrato e di conseguenza, per rendere il sito presentabile all’apertura, è necessaria un’operazione di camouflage (che termine esotico, carnevalesco!) per celare con piante, setti, quinte e affini i vari buchi e ritardi di costruzione. Le parole rassicuranti del premier Renzi e del governatore Maroni avevano smentito la possibilità di simili scenari, i lavori erano ormai al 90% e di sicuro ce l’avremmo fatta, lo dicevano (e dicono ancora) anche gli operai. Però i silenzi e le riprese dei droni hanno mostrato un’altra verità. Ma Milano è la città della moda, sappiamo vestirci. E così si risolveranno tutti i nostri problemi, dei quali però il termine per la realizzazione dei vari padiglioni, fissato al 1 Agosto, dovrebbe farci capire l’entità. Ma anche la peste era grave, eppure Milano ce l’ha fatta, divertendosi anche! Divertiamoci quindi, sperando che non ritirino i coriandoli all’entrata.

 

di Lorenzo Secondin

 

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A pochi giorni dalla data inaugurale di Expo, le ormai super blindate porte del cantiere non lasciano più filtrare indiscrezioni sull’avanzamento dei lavori, il drone non filma più libero e indisturbato sui cieli del sito e i portavoce vari ed eventuali si limitano all’essere ‘fiduciosi’.  Ufficializzata la notizia dell’uscita del bando per ‘’External exhibition elements’’, ovvero quinte di camouflage (in parole povere, pezze per schermare l’occhio dall’incompiutezza di buona parte delle fabbriche), sarebbe forse lecito chiedersi quanto la messinscena reggerà di fronte all’occhio critico del mondo intero, che armato di profumati biglietti invaderà le strade della fiera aspettandosi il mondo delle meraviglie. Il mondo di Alice non è certo quello che, a telecamere spente, raccontano gli operai, i quali lavorano notte e giorno e in qualsiasi condizioni atmosferica, come con la pioggia, rea di rallentare ulteriormente gli avanzamenti. Come se la colpa fosse dell’ambiente, che rifiuta di farsi rappresentare nella fiera della vita. Forse dovevamo costruire uno stadio. La percezione attuale è quella di una apparente calma e fiducia sul baratro del fallimento,  ma sarà solo il taglio del nastro da parte del Presidente della Repubblica in data 1 Maggio a far sollevare il (o i) molteplici sipari.

 

di Martina Sorace ed Elia Sardina

 

 

Cosa riusciremo realmente a vedere nella giornata di apertura dell’Expo del primo maggio?

Il termine indicato per la conclusione della maggior parte dei padiglioni esteri sembra essere il primo agosto, ben tre mesi dopo l’effettiva apertura. Questo vuol dire che chi si presenterà all’Expo nei primi giorni si troverà davanti a cantieri ancora in corso? Ciò che ad oggi sappiamo è che nemmeno l’edificio più importante dell’Expo, Palazzo Italia, il padiglione del paese ospitante l’iniziativa, è ancora concluso. I lavori complessivi risultano ultimati solo in due aree su 24. Con l’80% dei lavori in ritardo, a 49 giorni prima dell’apertura, l’Italia è stata costretta a mettere in atto un espediente: un articolo uscito nelle ultime ore annuncia l’inizio di una gara d’appalto detta “camouflage” per mascherare le opere incompiute; la cifra è di 1 milione e 100 mila euro per “allestimenti di quinte di camouflage”. A causa dell’attuale stato di avanzamento dei lavori non avremo la possibilità di guardare queste strutture ma soltanto come queste sarebbero dovute essere. Questo vuol dire che coloro che erano più smaniosi di entrare nei primi giorni di Expo, aggirandosi nella zona destinata all’esposizione, si troveranno davanti non a grandiose opere in acciaio, legno e materiali all’avanguardia, come si aspettavano, ma a improvvisate “scenografie teatrali”. Come reagirà la gente? Si risolve il problema per chi pensava di non riuscire a visitarla tutta in un solo giorno. Torneremo tutti a settembre per poter vedere la vera expo!

 

di Federica Savini e Silvia Schianchi Betti

 

 

Il primo Maggio 2015 l’Italia si prepara ad accogliere milioni e milioni di visitatori giunti nel capoluogo lombardo per ammirare il grandioso complesso che ospiterà l’esposizione universale.
O forse no.
Forse gli ospiti saranno altrettanto estasiati nel vedere gli eleganti mascheramenti o le sfarzose scenografie teatrali o persino i raffinati scavi e le maestose fondazioni dei padiglioni esteri, che verranno ultimati a sole 13 settimane dalla data di apertura.
Questo per la geniale intuizioni dei luminari di Expo Spa che, il 13 Marzo, con largo anticipo di un mese e mezzo rispetto all’inaugurazione, hanno indetto un bando attraverso il quale si propone di decorare e abbellire le opere incompiute con sontuose installazioni verdi, e fastose coperture dal probabile valore di circa un milione e mezzo di euro.
L’idea viene ancora di più valorizzata dall’effetto sorpresa che i dirigenti Expo hanno deciso di generare nel visitatore attraverso l’interruzione dell’aggiornamento dello stato di avanzamento del cantiere.
Secondo i dati dell’efficiente “cruscotto lavori” risalente a due settimane fa, evidenzia il fatto che nonostante manchi il 45% dei lavori sia rimasto ancora il 20% del tempo.
Ottima strategia di marketing, ottima partenza.
Forse un po’ in retromarcia.

 

di Riccardo Salomoni e Nicolò Sciolti

 

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