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A Budapest, là dove c’era un vecchio cascinale ora c’è un ruin pub

A Budapest, là dove c’era un vecchio cascinale ora c’è un ruin pub

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Budapest, capitale dell’Ungheria, nonché meta sempre più ambita dai turisti, giovani e non, è nota per la sua caratteristica parte antica, Buda, situata sulla sponda destra del Danubio e per la parte più commerciale e industriale, Pest, situata invece sulla sponda opposta del fiume. I locali tipici della città sono detti “ruin pub”, la cui traduzione letterale significa “pub rovina”. Il primo di questi locali fu lo Szimpla Kert, che nacque nei primi del 2000; da allora ne sono stati aperti molti altri, tutti nel quartiere ebraico della città (per chi fosse interessato, tra via Kazinczy e via Akacfa). I ruin pub sono locali assolutamente caratteristici, unici, che nel resto d’Europa sono molto rari o del tutto assenti.

La differenza tra un pub rovina e una classica birreria italiana sta nell’atmosfera: l’apparente casualità degli arredi interni dei ruin pub, infatti, crea un disorientamento della percezione spaziale dell’ambiente, soprattutto per una persona abituata a frequentare una generica birreria dagli spazi eleganti e ordinati, con tavoli tutti uguali posti secondo schemi ben precisi. Il ruin pub è il caos.

Prendiamo come esempio lo Szimpla Kert . Il ruin pub ha una facciata che dà su strada ed è poco appariscente, dal momento che risulta un normalissimo palazzo storico. Appena entrati ci si trova in un ampio spazio, un salone nel quale la moltitudine di oggetti e colori spiazza, non si sa cosa guardare. Gli arredi sono incredibili, non troviamo tavoli uguali o posti ordinatamente, troviamo invece oggetti che vengono utilizzati come banchi o sedute: sgabelli diversi l’uno dall’altro, panche, bancali, addirittura vascheda bagno modificate a creare un divano. Anche il resto degli ambienti è molto ricco di dettagli: dal soffitto pendono luminarie e lampade, rigorosamente di forme e colori differenti, le pareti sono tappezzate di quadri, insegne al neon o cartelli stradali; nelle zone che sono rimaste a nudo sulle pareti, gli avventori del locale hanno la libertà di lasciare una firma, una dedica o un disegno. Nonostante la confusione visiva, il pub è reso piacevole dalla musica ambient a basso volume e dall’ampiezza degli spazi che disperde il vociare dei numerosi ospiti.

Un’altra differenza con il locale all’italiana è che, generalmente, in un ruin pub non è necessario prenotare, e quando si arriva si può scegliere dove prendere posto. Spesso questi posti inoltre presentano al loro interno una serie di spazi più piccoli, stanzette per una manciata di persone, dove si può stare in compagnia e tranquillità sgranocchiando carote crude, gentilmente offerte dal locale. Ogni singolo ruin pub è da vivere nella sua unicità: l’organizzazione degli ambienti interni così varia e folcloristica, infatti, spinge gli avventoria “visitarlo” più sere differenti per scoprire ogni suo angolo e dettaglio.

Oltre che per la loro straordinaria bellezza e particolarità, c’è da apprezzarli anche da un punto di vista prettamente urbanistico ed architettonico. Il loro stesso nome, infatti, indica la loro origine: essi erano rovine di vecchi cascinali o corti riqualificate con miglioramenti strutturali ed estetici, che tuttavia ne hanno preservato il caratteristico aspetto originale.

Budapest quindi ci insegna come il riutilizzo di una preesistenza possa giovare alla comunità a livello economico e sociale, creando interesse turistico e luoghi di aggregazione.

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