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Alle frontiere dell’architettura. Verso la Biennale 2016

Alle frontiere dell’architettura. Verso la Biennale 2016

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Biennale di Venezia si cambia tutto. O così ci auguriamo, cambierà molto. La nomina di Alejandro Aravena chiamato come Direttore del Settore Architettura, della prossima Mostra Internazionale di Architettura (28 maggio – 27 novembre 2016), sembra andare in questa direzione. Come esplicitato dallo stesso presidente Paolo Baratta: “Si ritiene di dover dar vita a una Biennale che convochi gli architetti e dedicata all’indagine sulla frontiera delle realizzazioni che dimostrano la vitalità dell’architettura, frontiera che attraversa varie parti del mondo e che vede l’architettura impegnata a dare precise risposte a precise domande. Una Biennale che intenda ancora una volta reagire allo scollamento tra architettura e società civile, che nel corso degli ultimi decenni ha portato da un lato alla spettacolarizzazione dell’architettura e dall’altro alla rinuncia della stessa”.

Difficile non essere d’accordo. Alejandro Aravena, architetto cileno, con percorsi di studio sia in Cile che in Italia (IUAV e Belle Arti di Venezia) ha connotato il proprio lavoro di architetto con una forte impronta sociale. Dal 2000 al 2005 è stato professore all’Università di Harvard dove ha fondato il laboratorio per l’edilizia sociale Elemental, che si dedica ad una gamma di infrastrutture, spazi pubblici ed edifici pubblici che usano la città come luogo per ridurre le uguaglianze sociali: tra i suoi progetti più famosi il Metropolitan Promenade e il Children’s Park di Santiago, la ricostruzione della città della Costituzione dopo il terremoto del 2010, la riprogettazione della città di rame minerario di Calama o l’intervento della Regione di Choapa per la compagnia mineraria Pelambres.

Esplorare la frontiera dell’architettura richiederà grande capacità di visione e di ascolto di quanto sta concretamente avvenendo nel mondo. La presa d’atto della crisi di una professione autocentrata costringe a considerare il limite di un agire tecnico che non sia anche portatore di una visione politica, civile, ambientale. L’Europa ha, in questo senso, molto da imparare dall’esperienza dei paesi latino americani dove da tempo l’architettura si coniuga con innovazione e tecnologia, ma anche con coscienza sociale e azione politica.

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