proj14_img1

Tutti gli spazi tra le case dovrebbero essere giocabili

Tutti gli spazi tra le case dovrebbero essere giocabili

VAN-EYCK_cover

L’esperienza di Amsterdam, se rivisitata oggi ed alla luce delle nuove domande sulla qualità e abitabilità dello spazio urbano rivela che i vuoti tra gli edifici non sono anonimi spazi in abbandono, ma piuttosto ambiti in grado di stimolare l’interazione degli individui a livello sociale. 

A distanza di tanti anni si è colpiti dalla straordinaria attualità dello sguardo che van Eyck sapeva posare sugli spazi urbani: là dove gli altri vedevano rovine, retri e spazi residuali egli vedeva un valore inespresso ed una potenzialità; dove gli altri vedevano uno spazio da riempire e da definire rigidamente mediante un codice, egli vedeva un campo da generare con interventi discreti e morbidi, uno strumento di immaginazione.

Chiamato dalla municipalità di Amsterdam, Van Eyck ha realizzato tra il 1947 al 1973 circa 700 spazi gioco per bambini, su aree considerate perse, di scarsa qualità ambientale o inutilizzate. Queste aree ripensate per il gioco e la sosta dei bambini punteggiano la città e sono organizzate con pochi elementi geometrici, semplici e discreti, quasi a voler sembrare casualmente inseriti nell’ambiente circostante.

Nel corso degli anni, van Eyck ha potuto così mettere a punto gli elementi costitutivi della sua poetica dello spazio “intermedio”, in-between. Egli mette in discussione radicalmente l’idea che la città si costruisca attraverso architetture e manufatti (i pieni) e rivaluta la rappresentazione dei vuoti urbani, che il sistema urbanistico normativo imposto dall’alto tende a non considerare. Secondo le sperimentazioni elaborate nei Playground, la città appare come un artefatto composto di frammenti, in cui il vuoto accede alle potenzialità relazionali, collocandosi nel mezzo, tra popolazioni differenti, tra aree della città differenti, tra pieni e vuoti.

Lavorare sullo spazio di margine significa lavorare sulla soglia che appartiene alla casa, che nello stesso tempo è quasi un prolungamento della strada. I vuoti tra gli edifici non sono anonimi spazi in abbandono, ma piuttosto ambiti in grado di stimolare l’interazione degli individui a livello sociale. Van Eyck riprende dalla cultura costruttiva olandese l’ambizione a creare spazi urbani a misura d’uomo, racchiusa nel suo celebre motto “una città non è una città se non è anche una grande casa: una casa è una casa solo se è anche una piccola città”.

L’esperienza di Amsterdam, se rivisitata oggi ed alla luce delle nuove domande sulla qualità e abitabilità dello spazio urbano, appare ancora generativa. È lo spazio del gioco viene concepito al di fuori dei contenitori progettati dal welfare state – spazi definiti e pensati per attività specifiche e mirate dirette all’infanzia o per attività sportive e ludiche – nella sua dimensione “integrata” e connessa con le altre dimensioni urbane. Come a ricordarci che giocosi e giocabili dovrebbero essere tutti gli spazi “tra le case”.

Van-eyck_01

Van-Eyck-03

Van-Eyck-04

Van-Eyck-05

Van-Eyck02

You Might Also Like

No Comments

Leave a Reply

La coop de-cioccolatizza per prima le sue casse

The Government doesn’t give a shit about Spanish Constitution