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Penalosa a Bogotà. Ritorna chi ha messo in bici e bus la capitale colombiana.

Penalosa a Bogotà. Ritorna chi ha messo in bici e bus la capitale colombiana.

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Da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Nel caso del nuovo-antico sindaco di Bogotà, sarebbe da invertire: da grandi responsabilità, derivano grandi poteri. Eh si, perché il sindaco famoso nel mondo per avere messo in bici e in bus la capitale colombiana, alcuni anni fa si è preso la responsabilità di stravolgere la città.

…“Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. No  tranquilli, non è la frase messianica di un Ghandi o qualche nostrano politico: l’ha detta lo Ben Parker, zio di Peter (più conosciuto al grande pubblico come Spiderman). Nel caso del nuovo-antico sindaco di Bogotà, sarebbe forse da invertire: da grandi responsabilità, derivano grandi poteri. Eh si, perché il sindaco famoso nel mondo per avere messo in bici e in bus la capitale colombiana, dalla  forte personalità e da un curriculum di tutto rispetto a cavallo tra formazione per la pubblica amministrazione e urbanistica nelle accademie prestigiose di Francia Usa e Inghilterra, alcuni anni fa si è preso la responsabilità di stravolgere la città. Per mettere in piedi (o su ruote) il Transmilenio, ha fatto sventrare le grandi avenidas, ha fatto fare marciapiedi, ha creato la cultura della bici, grazie a decine e decine di chilometri adatte al mezzo. E dopo una quindicina d’anni di malgoverno delle varie giunte succedutesi, e dopo aver sorprendentemente perso altre volte la campagna elettorale, adesso ha di nuovo il potere di “recuperar la ciudad” dice lui. E si sente che ha potere. Parla come chi ha il potere “all’altezza dei nostri sogni più ambiziosi”.

Si confida in lui che forse “qualcosa aveva fatto”, tutto sommato. Così avranno pensato, oltre qualcuno di quelli personalmente interpellati da chi scrive, gli altri 900.000 e oltre bogotani che hanno creduto in lui votandolo.

Le sfide per il nuovo sindaco? tante. Quelle anzitutto di un nuovo patto con una cittadinanza esasperata dal suo vecchio gioellino, il Transmilenio. Poi dell’impennata verso modello di città verticale (tecnicamente la chiamano compacta) che vede quotidianamente sorgere nuove torri tra le modeste vie del centro. Un processo di costruzione che seppur promosso dalle giunte di sinistra, è divenuto un gigantesco business per grandi imprese immobiliari private, spesso ben felici di consegnare qualche quota di case popolari (per favorire la decantata mixite sociale) pur di investire in grattacieli che rinverdiscono l’antico mito di una Bogotà “Manhattan delle Ande” ben sostenuta dalle grandi firme di architettura internazionali che qui hanno trovato una nuova vetrina. Una selva di grattacieli che lasciano nell’ombra le altre questioni che non appaiono con la stessa lucidezza dei vetrate sfavillanti: le infrastrutture necessarie (parcheggi, aumento del traffico, portata delle fognature a altre reti), e poi gli spazi pubblici, e non da ultimo, il destino degli abitanti e delle attività del posto, che verranno sostituiti dai nuovi inquilini, con la scia di segregazione e gentrificacion.

Bogotà ormai sulla soglia dei 10 milioni, si posiziona nel mondo, gareggiando con altre metropoli, dall’alto dei suoi 2600 metri d’altitudine, e strategicamente nel messa li’, nel bel mezzo dei due sub continenti americani e vicina a due oceani. Così la si vede fuori, ma dovrà misurarsi sempre più con un processo interno che vede spiragli di pacificazione del conflitto interno: vedrà coabitare e convivere tra i suoi spazi, le sue case e le sue scuole, gruppi che si son fatti la guerra per oltre 60 anni. Dovrà affrontare la lotta tra gruppi di potere, tra investimenti immobiliari e povertà sempre presenti, nel paese latinoamericano dalla diseguaglianze già marcate. Dovrà risolvere i temi delicati e tragici dell’ambiente, della contaminazione dei terreni e delle acque; della protezione delle riserve acquifere come dei corridoi ecologici. Dovrà affrontare una violenza urbana sempre presente che si alimenta di disagio e micro criminalità diffusa: la gioiosa e folcloristica salsa è sempre più sostituita nel gusto dei giovani dalla rivendicativa cantilena sovversiva e triste del reaggeton,

Grandi poteri, signor Penalosa. grandi responsabilità: forse si, meglio la versione de caro vecchio zio Ben. E attento ai vetri lucidi  degli sfavillanti grattacieli. Non si arrampichi li. Meglio continuare ad andare in bici, sorridendo alla gente che può continuarlo a vedere, all’altezza degli occhi, dove risiedono i sogni -ambiziosi come il suoi- di tanti suoi concittadini.

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