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Come fare entrare un elefante in uno sgabuzzino. La provocazione di Magdalena Jetelova

Come fare entrare un elefante in uno sgabuzzino. La provocazione di Magdalena Jetelova

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Un’invasione di argilla. La piramide egiziana esprime il suo dominio plastico intersecandosi in un edificio storico occidentale. È l’esposizione impossibile; come un elefante non può entrare in uno sgabuzzino. Non a caso si chiama Domestication of a Pyramid. La domanda che dovremmo porci è: ha ancora senso addomesticare (nel suo senso più letterale di “portarsi in casa”) un monumento concepito nell’altrove, in altro tempo e in altro spazio? È il modo in cui l’artista ceca Magdalena Jetelova prende in giro da vent’anni questa abitudine tutta occidentale di incorporare monumenti e storie di mondi lontani in quegli zoo delle culture, più o meno prestigiosi, che chiamiamo musei. Il tema risuona attuale in questi giorni e proprio in casa nostra. Non si tratta di un altare azteco o di una statua apotropaica babilonese ma di un graffito metropolitano, realizzato dall’artista Blu su un’anonima facciata della periferia bolognese. Dopo aver saputo dell’intenzione di Christian Omodeo e Fabio Roversi Monaco (rispettivamente curatore e patron di una mostra sulla Street Art al Museo Pepoli di Bologna) di “strappare” – così si dice tecnicamente – la sua opera dal paesaggio urbano in cui era stata concepita per esibirla nel recinto museale l’artista ha tempestivamente cancellato la sua opera dal muro.

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