Behind the scene di CityLife Shopping Center. Tutto quello che c’è e non si vede


Circa 12.000 metri cubi di calcestruzzo per il 32.000 mq del più grande centro commerciale urbano d’Italia all’interno di quello che diventerà il più vasto parco pubblico della città di Milano: apre il nuovo Citylife District shopping centre.  Inaugurazione 30 Novembre 2017. Ospita bar, ristoranti, negozi, cinema, supermercato gourmet ed è articolato in tre aree unite tra loro pedonalmente, per uno shopping lifestyle unico: la galleria commerciale su due livelli (The Mall), la grande piazza centrale (The Square) e l’asse pedonale scoperto (The Street). Il progetto del padiglione commerciale sorge alla base integrandosi con l’omonima “Torre Hadid”  e fa parte del Podio Hadid inserito a suo volta nel Piano Integrato d’Intervento Citylife a Milano. Read More

LOOP. A Lugano un mondo poetico fatto di luci, musiche e videoproiezioni

Loop al LAC Lugano Arte e Cultura from LAC Lugano Arte e Cultura on Vimeo.

Dal 3 dicembre 2017 al 7 gennaio 2018 Piazza Luini a Lugano sarà nuovamente il palcoscenico di un’installazione sorprendente: Loop. L’opera interattiva è composta da dodici macchine retro- futuristiche che si animano grazie all’intervento del pubblico. Come per le altalene di Impulse che lo scorso inverno hanno coinvolto e divertito numerosi visitatori e passanti, Loop invita il pubblico ad immergersi in un mondo poetico fatto di luci, musiche e videoproiezioni.

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Architetti fra le baracche: tentativi di risposta nelle città informali

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C’è spazio per un architetto in un quartiere informale? Sono a Cazucá, periferia sud di Bogotá e mi faccio questa domanda. Sono qui per partecipare ad un workshop nel quartiere di Altos del Pino, organizzato dall’associazione locale Proyecto Escape e dall’Observatorio Urbano Hábitat dell’Università La Salle: insieme a studenti di Architettura, Urbanistica, Ingegneria ambientale e Comunicazione, provenienti da Colombia, Germania e Italia, collaboriamo alla realizzazione di alcune opere all’interno del quartiere, destinate sia alla comunità che a singole famiglie.

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Muoversi nella città del futuro. Esiste la ricetta perfetta?

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Un grande fermento attraversa le città e la mobilità urbana sul finire di questo decennio. La battuta è banale: “tutti sono elettrizzati” dalle crescenti (ed entusiastiche) aspettative verso la propulsione elettrica, vista in molti casi come una radicale soluzione ai problemi di inquinamento, sia atmosferico sia acustico, di cui il settore dei trasporti (soprattutto privati) è uno dei principali responsabili in ambito urbano. In questi giorni autunnali, costellati di frequenti superamenti dei valori limite per PM10 e PM2,5 non c’è dubbio che l’immagine di un futuro con soli mezzi elettrici sia accattivante e rassicurante. Molte città europee hanno dichiarato guerra ai motori termici, a cominciare dai diesel, e pianificano progressivi divieti per i prossimi decenni. Altrettante città incentivano la diffusione dell’elettrico (talvolta anche dell’ibrido) con sconti sulla sosta e permessi di accesso alle ZTL.

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A Caricature of Interaction_251 First Street, Brooklyn, NY by ODA Architecture

251 First Street, Brooklyn, NY by ODA Architecture from The Architecture Player on Vimeo.

Il video realizzato da Imagen Subliminal mette in evidenza alcune delle dinamiche della vita e dell’interazione tra le persone che vivono nella torre residenziale progettata da ODA Architecture a Brooklyn. La facciata rigida al livello strada si scompone verso l’alto in una cascata di pixel di balconi e piccoli terrazzi. Un lavoro a stretto contatto con le persone che giorno dopo giorno vivono questi spazi.

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Urbanistica e reggaeton

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Per capire come progettare spazi pubblici in città, dovremmo ascoltare tutti Despacito. Lo leggo su un blog messicano, incappando in un post che parla del “reggaeton che fa buona urbanistica”. Lo stile musicale nato a Puerto Rico, mescolando reggae, hip hop e ritmi caraibici, non è soltanto in grado di far ballare mezzo mondo con il suo ritmo inconfondibile: nei video delle sue canzoni infatti passano messaggi degni di un manuale di architettura.Read More

Non c’è più l’Italia di una volta (me l’ha detto un colombiano)

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È la notte del 24 agosto 2016. Un terremoto – magnitudo 6, epicentro tra Amatrice e Arquata del Tronto – scuote l’Italia centrale. In uno dei borghi devastati dal sisma, nonna Lucilla si rialza, le pareti della sua casa le hanno miracolosamente permesso di uscire indenne. La sua dentiera invece è rimasta sul comodino, intatta. Nonna Lucilla scopre un buco che si apre sulla sua camera da letto e permetterebbe di raggiungere l’agognata dentiera.

“Giulia, me l’andresti a prendere?”, dice alla nipote, che è corsa fuori casa senza scarpe e coperta di polvere. “Nonna, qui crolla tutto e tu a cosa pensi? Alla tua dentiera?”.Read More

Riprendiamoci l’architettura (e Ulisse)

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Possiamo smetterla di fare gli scandinavi? Arrediamo le nostre case comprando mobili Ikea. Poi li riempiamo con gingilli e decorazioni che prendiamo da Tiger. E questi oggettini cute ci osservano mentre al computer contempliamo l’ultimo progetto di Bjarke Ingels (BIG), ascoltiamo i Sigur Ros e spiamo le foto dell’ennesimo amico di ritorno da un viaggio in Islanda. Ci piace giocare a essere nordici, ma – sorpresa! – siamo e restiamo mediterranei. Abbiamo più cose da dirci (e da darci) con chi affolla il Mediterraneo. E non è solo questione di austerità o etica protestante. È un modo del tutto differente di vivere la socialità, che si riflette anche in una maniera di vivere gli spazi lontanissima dalla nostra.Read More

Pablo Escobar, l’urbanista che non ti aspetti?

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“Pablo Escobar è morto da vent’anni, ma in Europa la gente ancora non lo sa”. Narcos, la serie di Netflix dedicata al narcotrafficante, non aiuta a sradicare il pregiudizio di una Colombia vista sempre e soltanto come paese in cui il traffico di droga regna indisturbato. Mentre inizia la terza stagione della serie, vale forse la pena di complicare un po’ le cose raccontando un lato poco conosciuto del narcotrafficante più famoso al mondo: Pablo Escobar come urbanista, o quasi.

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Il TIRPITZ è un museo invisibile

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ph. Mike Bink

All’interno dello storico bunker della seconda guerra mondiale di Blåvand, nella costa sud occidentale danese, nasce il Tirpitz Museum, un museo invisibile. Il TIRPITZ trasforma ed espande la costruzione originaria. E’ composto da quattro aree espositive all’interno in una singola struttura di 2.800 m2 e prevede di accogliere circa 100.000 visitatori ogni anno. Il museo è un’intersezione tra una serie di tagli netti nel paesaggio. Contrariamente alla costruzione originaria, rigida e intrusiva – semplicemente progettata come un immenso blocco di calcestruzzo – il TIRPITZ si inserisce delicatamente nella duna e si confonde con il paesaggio circostante. All’arrivo, i visitatori vedranno prima il bunker, avvicinandosi si accorgeranno dei tagli e delle tracce che conducono verso il centro del Museo.Read More